Borgo Schirò

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IMG_20150304_130130Secondo le indicazioni dell’ECLS, i borghi dovevano essere intitolati a martiri fascisti o a coloro che, in un modo o nell’altro, si fossero distinti per la causa nazionale. Ma Giacomo Schirò, in realtà, non fu nè un militare nè un militante: partecipò solo ad una formazione pre-militare di bersaglieri.
Il borgo, di tipo A iniziato il 21 Ottobre 1939 – come riporta un acclamato articolo de “L’ora” – ed ultimato nel Dicembre 1940, fu il primo ad essere costruito nelle province siciliane a servizio dei PR 355-147-577-18b. Per sottolineare il valore simbolico della fondazione, alla posa della prima pietra intervenne una gran schiera di personalità tra cui Nallo Mazzocchi Alemanni (direttore dell’ECLS), vari gerarchi del PNF, il Cardinale Luigi Lavitrano e svariate rappresentanze delle sezioni giovanili del partito dei comuni vicini. Nonostante le parole esaltanti tipiche dello stile del regime, la giornata inaugurale fu segnata dalla neve, dal maltempo e dalle difficoltà  a raggiungere la zona del borgo a causa delle strade poco più che praticabili.
La progettazione del borgo fu affidata all’ingegnere Girolamo Manetti-Cusa (membro del Rotary, allora in aperto contrasto col regime) che in corso d’opera dovette modificare i propri piani per volontà dell’Ente. Come si legge in una lettera dell’11 Ottobre 1939 diretta al Ministro Tassinari, Mazzocchi Alemanni con l’appoggio di Eliseo Jandolo decise di spostare la fondazione a poca distanza dall’iniziale contrada Patrìa

poichè il proprietario del tenimento non ha la tessera e non è in onore di santità dal punto di vista del Partito. Ho pensato (in pienissimo accordo col Federale) che avrebbe potuto costituire una notevole stonatura, fare la fondamentale cerimonia, presieduta dal Segretario del Partito, proprio presso un proprietario non fascista.

È noto, infatti, come esistano diverse versioni progettuali del borgo che differiscono per impostazione urbanistica e disposizione degli edifici.
La posizione attuale, nonostante tutto, fu strategica poichè vicina alla vecchia linea ferroviaria che collegava la capitale siciliana con Corleone e Burgio. Inoltre, e qui l’ennesima particolarità di Borgo Schirò, è tagliato dalla SP 99: difatti, come fa notare il Prof. Vincenzo Sapienza nel suo saggio sul latifondo siciliano, per accedere ai borghi ECLS bisogna percorrere una strada che si dirama da quella principale. L’ingresso da nord, caratterizzato dal tipico abbeveratoio che riporta ancora oggi la targa dell’ente, conduce alla piazza principale dominata dalla Chiesa di San Benedetto e dal suo campanile. A differenza di Borgo Rizza, ad esempio, in cui la sede del PNF si trova in fondo alla via d’accesso risultando di forte impatto evocativo, qui è invece posta lateralmente.
A delimitare la piazza ad impianto rettangolare sorgono la scuola, le botteghe e gli ambulatori medico ed antimalarico.
borgo schirò_l'oraL’uso dell’arco, tipico dello stile architettonico razionalista-monumentale, rende l’atmosfera di Borgo Schirò simile alle “Piazze d’Italiadi Giorgio de Chirico. Cosi, viene sfruttato come elemento di raccordo tra la chiesa e la sede del partito ed ancora sulla facciata della chiesa, nella struttura della fontana ed in corrispondenza della scuola e della trattoria.  Ma oggi, l’effetto “metafisico” dechirichiano è scomparso a causa dell’azione del tempo e della vegetazione che ha quasi del tutto inglobato le costruzioni. Nel 1942, circa due anni dopo la sua inaugurazione, furono proposti progetti di ampliamento. Oltre all’inserimento di una sede dell’ECLS, era prevista l’edificazione di alcuni alloggi, attribuendo, dunque, una funzione abitativa. Ma c’era chi, all’interno dell’ente, esecrava il concetto di borgo residenziale e chi, invece, lo consacrava.
Infine, il declino giunse quando le risorse agricole divennero insufficienti, iniziò l’emigrazione ed il terremoto del Belice del 1968 minò la stabilità di alcuni edifici. Secondo i dati relativi degli anni 1980 – 1981 e 1982 stilati dall’Ufficio Stralcio – Borghi Rurali dell’ESA, la situazione “per quanto concerne i Borghi rurali costruiti dall’Ente” era di sostanziale stasi. Le uniche attività degli uffici di R.A. si limitavano “ad istituire le richieste avanzate da alcuni assegnatari, limitrofi ai Borghi stessi, relative all’assegnazione di qualche locale libero ed agibile quale ricovero per macchine agricole e materiali necessari alle attività agricole”. Tra le domande più frequenti risultavano anche quelle avanzate “da parte di Compagnie dell’Esercito, per collocamento temporaneo di personale e per esercitazioni militari”. Non mancavano le richieste “per lo svolgimento di attività sociali ed assistenziali in favore di handicappati” avanzate da cooperative giovanili come la “Alice” e la “Craop” di Palermo, rispettivamente per alcuni locali liberi a Borgo Schirò e a Borgo Borzellino.
Gli ultimi esercizi rimasti attivi fino a pochi anni fa furono il tabaccaio e la chiesa, curata dai monaci del Santuario di Tagliavia. Come spesso accade, anche in questo caso vari sono stati i tentativi di recupero ma fin’ora l’assegnazione e la rinascita sembrano essere lontani.

Il borgo acusticamente risente della sua posizione di transito. Questo, oltre alla presenza di macchine, si traduce nel passaggio di mandrie e di allevatori, elemento che va considerato in un analisi generale sul suono. Il borgo acquisisce oggetti di abbandono, da bidoni della benzina, fino a spazzatura di vario genere, dalla frutta marcia fino a materiali metallici, smaltiti grossolanamente.
Il lavoro su Borgo Schirò si è concentrato maggiormente sui differenti materiali, in particolare sulla loro funzione sonora, materiali che scricchiolavano, legni e reti metalliche; materiali che potevi far rotolare a terra, i bidoni; materiali all’interno della chiesa, pietre e vetri.
Le differenti riprese microfoniche e il montaggio hanno voluto sottolineare questi aspetti insieme al paesaggio in sè, un vento che non dà tregua e che muove il grano, gli alberi e fa arrivare i suoni degli animali lontano tra le colline. L’atrio accanto alla chiesa e la chiesa, sono i due luoghi che maggiormente presentano caratteristiche in temini di riverbero e possono essere usati per espedienti compositivi sonori futuri.


 

 

BORGO SCHIRO’, CHURCHSCAPE

As part of the series of practices connected with sound geographies emerged in the milieu of post digital era, exploration of abandoned places is one of the most productive field of research for some sound artists. Though the listening prospective, those artists are able to project a new light on marginal spaces and architectures and to make them into fundamental elements of unexpected and fascinating landscape narrations. This is the case of  Fabio R. Lattuca e Pietro Bonanno and their project Vacuamœnia, which they have been working on for some years now and consist in a capillary sound study of several abandoned villages in the Sicilian hinterland, colonial outposts erected in rural areas during the Fascist era/period or evacuated due to calamities. The new episode of this polysemous and fragmented sonic narration is “Borgo Schirò Churchscape” and it is articulated in a long audio track and presented along with a critic text by the authors, which meditates on the meaning of acoustic exploration of the “Terzo Paesaggio”, based on their experience on the ground and focusing on the details of their meticulous process of continuous refinement of techniques and (trans)disciplinary approaches.

MORE INFO – QUI

cat: gal 0110
label: galaverna
date: sept 21 2014
time: 22:51

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AIF [202,2 MiB] \ MP3 [65,7 MiB]

REVIEWS

LOOP WEBZINEGuillermo Escudero – December 2014
The project Vacuamœnia of Italian sound artists Fabio R. Lattuca sound artists and Pietro Bonanno consist in exploring the sound environment of abandoned places and especially in the Sicilian hinterland, where there are traces of colonial outposts during the fascist era or places evacuated due to calamities.
‘Borgo Shirò Churchscape’ is one track only of a composition based on field recordings made in the summer between 2013 and 2014. The sound material is glass, soil, gravel and stones that have a processing according to different but complementary approaches of Lattuca and Bonanno. The slightest touch of materials handling or birdsongs and rain, generates an eerie silence while rich in nuances. [website]

SODAPOP, Emiliano Zanotti – Gennaio 2015
L’uscita autunnale di Galaverna (sì lo so, siamo indietro di una stagione…) mette in relazione l’etichetta veneto/barese col collettivo siciliano VacuaMoenia, che vi avevamo presentato in occasione dell’uscita della compilation Crepe. Fabio Lattuca e Pietro Bonanno, fedeli alle linee guida del illustrate nel manifesto del progetto, presentano una ricerca sonora (ma non solo) condotta all’interno della chiesa in rovina dell’abbandonato Borgo Giacomo Schirò, poco lontano da Monreale. Si tratta di un lavoro eccellente: raramente come in questo caso il field recording si rivela come musica, suonata e composta, non semplice registrazione d’eventi sonori (se ben fatto non dovrebbe mai esserlo…) ma scoperta ed interpretazione dello spirito di un luogo. [continua a leggere]