Borgo Riena

BrienaPAG

Borgo Riena è un centro rurale abbandonato tra Lercara Friddi (prov. di Palermo) e la frazione di Filaga.
Già nei primi anni ’40, la zona in cui sorge il centro rurale era stata attenzionata dall’Ente di Colonizzazione del Latifondo, tanto da commissionare all’Architetto Giuseppe Di Giovanni la realizzazione di un Borgo di tipo grande che sarebbe rientrato nell’area del Consorzio Quattro Finaite – Giardo e da cui avrebbe assunto il toponimo. A causa degli eventi bellici, però, il progetto del 1943 rimase solo su carta e non vide mai la luce. Finita la guerra e attuatasi la Riforma Agraria, il Consorzio di Bonifica procedette alla costruzione di un borgo più modesto per dimensioni e servizi; Borgo Riena appunto. Il Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Sicilia approvò con voto del 29 Febbraio 1951 la costruzione di Borgo Riena, seguendo il progetto del seguente 4 Maggio redatto dagli uffici tecnici del Consorzio di Bonifica Quattro Finaite – Giardo. Per questo il faldone con la documentazione non è incluso nell’archivio dell’Ente Sviluppo Agricolo di Prizzi (Palermo). Oltre a Riena, all’interno del Piano Generale di Bonifica, sarebbe dovuto sorgere un Borgo C nei pressi del P.R. 794 – in fase di progettazione nella mappa aggiornata al 31 Dicembre 1956 – a ridosso della Case S. Nicola. Venne pianificato un altro centro rurale di tipo B in località Stallone, spostato in seguito in C.da Portella della Croce in cui sorge l’omonimo Borgo. La modifica della fondazione fu dettata dopo un sopralluogo effettuato da alcuni tecnici dell’ERAS e del Consorzio per motivi “prevalentemente funzionali”, data la favorevole posizione e la maggiore stabilità dei terreni di fondazione.
A dispetto di quanto si possa pensare e dalle notizie che si trovano sul web, a rafforzare la tesi che Borgo Riena non fu costruito durante il periodo fascista esistono due elementi: il primo, di carattere costruttivo, riguarda l’utilizzo di travi in ferro. Questo, infatti, era preziosissimo durante il secondo conflitto mondiale e raramente veniva utilizzato per costruire abitazioni civili. L’altro elemento che esclude la fondazione alla prima metà degli anni ’40 è legato al toponimo. Difatti, tutti i borghi ECLS – a eccezion fatta per l’incompiuto Borgo Fiumefreddo – prendevano il nome da un personaggio “martire” fascista. Dunque, nonostante la mancanza di documenti ufficiali e relazioni tecniche sulla sua fondazione, questi elementi portano ad affermare che Borgo Riena non sia legato alle volontà dell’Ente di Colonizzazione del Latifondo.
La continuità, invero, si può trovare nello stile architettonico e nell’impostazione delle strutture che ricorda da vicino i centri rurali del regime, mantenendo anche i servizi che un borgo di tipo grande avrebbe compreso. Riena è costituito infatti da una chiesa, una scuola e tre strutture abitative che avevano lo scopo di ospitare i Carabinieri, le Poste, le botteghe degli artigiani e lo spaccio – locanda – trattoria.
A differenza dei centri degli anni ’40, la strada di accesso all’agglomerato rurale non si risolve nella facciata della chiesa ma è posta in modo perpendicolare rispetto ad essa ed alla piazza centrale. Sparse sul territorio circostante sono poche le case che si possono notare e tutte vicino alla strada SP36Bis, richiamano il genere dell’abitazione colonica progettata dai vari enti pubblici nel corso degli anni.
A interessarsi di Borgo Riena e della sua storia è anche lo scrittore  Antonio Pennacchi nel suo “Viaggio per le città del Duce“. Nella pagine dedicate al borgo siciliano si narra che fu abbandonato nel 1950 e, secondo la leggenda, da allora  abitato da un solo personaggio, tale Totò Militello, un condannato all’ergastolo che così evitò la condanna.
Borgo Riena è abbastanza distante da ogni centro abitato e per raggiungerlo occorre percorrere una ‘trazzera’ che parte dalla strada provinciale che da Lercara porta a Prizzi. La sua particolarità sta nei due elementi combinati: la piccolezza del borgo stesso e la solitudine tra le campagne siciliane.

Per ciò che riguarda l’aspetto sonico, la presenza degli impianti architettonici, vissuti solo per sette anni, ha fatto si che la natura avesse la meglio. La combinazione paesaggistica sonora, quindi, è molto presente. In una giornata di vento, mettersi al centro della piazza, significa sentire una complessa sinfonia di fronde di alberi tra le case e il suono di campanacci di mucche e cavalli. Tra le pause, l’assoluto silenzio della campagna siciliana.
Ad un livello di orchestra ecologica è possibile far risuonare il luogo, facendo molto attenzione a non salire nei piani più alti che sono effettivamente pericolanti, suonando tutti ciò che è materiale di confine. Per esempio le mura o le finestre che fanno da soglia tra  l’interno e l’esterno o, ancora, il modo in cui si è venuta a realizzare questa dialettica, per esempio con elementi di ferro (fil di ferro). Una caratteristica delle finestre è che gonfiando a causa dell’azione dell’acqua piovana hanno iniziato a strisciare sul marmo dei davanzali, realizzando così un particolare suono di legno che ricorda un violoncello. Le case senza i tetti e la chiesa (attenzione ai rovi quando entrate) si prestano a suoni di terreno, soprattutto nell’ambito della ricerca sonora in movimento.

Infine, ci piace segnalare questo progetto di riqualificazione del borgo. Il nuovo impianto prevede il rafforzamento dell’asse viario principale e la realizzazione di assi viari secondari disposti ortogonalmente ad esso, al fine di creare una maglia regolare che collega i vari edifici fra loro. Questa nuova maglia, insieme alla forma curvilinea della strada provinciale esistente, genera inoltre una suddivisione del territorio del borgo in piccole aree ognuna delle quali ricopre una propria funzione. La strategia adottata, per il recupero di alcuni degli edifici, è quella della “Scatola nella Scatola”. Questa strategia risulta efficace nei casi in cui al bene da riqualificare è riconosciuto un valore culturale condiviso, cosi da limitare le azioni di manomissione sul “contenitore storico”e mantenere la sua integrità materiale.

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