Borgo Regalmici

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b.regalmici1932La zona di Regalmici era, fin dai tempi della presenza araba in Sicilia, un territorio considerato ricco. Raxalxacca, casale arabo vicino Castronovo, era un’area piena di fertilissimi terreni, gremita in epoca romana e bizantina di colonie di agricoltori. I vari villaggi, che costituivano una rete, vennero chiamati “casali”, poi scomparsi dopo la cacciata araba del XIII secolo. ll nome Regalmici deriva da un’antica parola araba che si riferisce al casale di Rakalmincer o Rahalmengili o, ancora, Rakalmigere, cui nome significa “casale di molta importanza per la feracità delle terre”, quindi, casale dell’abbondanza. Per queste ragioni, la zona fu contesa per secoli tra le famiglie più importanti della Sicilia. Furono varie le controversie tra i paesi di Cammarata e Castronovo per assicurarsi il territorio che, alla fine, venne riconosciuto a quest’ultimo per una necessità topografica di aggregarlo al comune più vicino e più connesso con le vie di comunicazione. Cammarata, difatti, risulta distante e difficilmente raggiungibile anche a causa del corso del fiume Platani. Nonostante ciò, i Cammaratesi vantavano la proprietà della zona da Antonino Talamanca La Grua (1699 – 1761), Marchese Rakalmici di Palermo. Nel capoluogo siciliano, fu realizzato, per suo volere, ciò che i palermitani conosco ancora come “i quattro canti di campagna” contrapposti a quelli di città entro le mura.
Nel 1927, per far fronte alla politica di bonifica integrale voluta dal governo fascista e teorizzata dal Serpieri ed ancora prima dell’esperienze attuata dall’O.N.C. nell’Agro Pontino, venne fondato il piccolo villaggio operaio che prende il nome dalla zona in cui si trova. Sul periodo di fondazione del villaggio si trovano, invece, fonti contrastanti.
Da un lato, un articolo scritto da A. Colombo in “Le vie d’Italia” del 1932 sostiene che Regalmici fu il primo a sorgere anticipando, così, la nascita di Borgo Littorio indicato dall’autore col nome della zona, cioè contrada Guddemi, allora ricadente in territorio di Mezzojuso ed oggi, invece, in quello di Campofelice di Fitalia [per maggiori informazioni sulle controversie territoriali tra i due paesi clicca QUI]. È possibile supporre che, al momento in cui Colombo scrisse l’articolo, Borgo Littorio non era stato ancora ultimato o quanto meno non gli era stato ancora affidato alcun toponimo. Di contro, Vincenzo Ullo sulle pagine della stessa rivista ma sette anni dopo, nel 1939, indica Borgo Littorio come primo villaggio operaio a sorgere in Sicilia.
Analizzando le fonti e i documenti originali, dunque, si può affermare che Ullo abbia indicato correttamente la data di fondazione ma che Colombo abbia attribuito a Regalmici un maggiore valore politico e propagandistico giustificato anche dalla pomposa festa inaugurale.
Costruito in soli cento giorni dalla ICSIS – Impresa Costruzioni Stradali in Sicilia, la stessa a cui fu commissionata la realizzazione Borgo Littorio – Borgo Regalmici sorge su un pianoro a quota 620 s.l.m. in regione Bocche di Cortellazzo, a poco più di 4km dalla stazione di Valledolmo. Dalle cronache dell’epoca, si legge che l’inaugurazione avvenne l’11 Maggio del 1927, come riporta la lapide [Incipit Novus Ordo. Anno V. Borgo Recalmigi], alla presenza di Cosimo Gioia Miceli, podestà di Valledolmo – in epoca fascista la figura che prendeva il posto del sindaco e del consiglio comunale – alla presenza del Ministro dei Lavori Pubblici Giovanni Giuriati, del Provveditore alle Opere Pubbliche Comm. Pio Calletti che guidò l’ente per i primi tre anni di vita e alla presenza di vari cittadini dei centri vicini. Il borgo rappresenta lo stile del “Villaggio Tipo” o “Villaggio Modello” villaggio op. tipo-1indicato già nel 1925 dal Ministero dei Lavori Pubblici e ideato per la realizzazione della strada di collegamento tra la stazione di Cammarata posta a 5.160km e quella di Valledolmo a 9.530km. Oggi come allora, le due stazioni, fanno parte rispettivamente della linea Palermo – Agrigento e della Palermo – Catania. Secondo quanto riportato dalla rivista mensile dell’ASTIS (Associazione Sviluppo Turistico In Sicilia), per la nuova arteria di collegamento furono impiegati più di 400 operai per una spesa complessiva di 5.794.000L. L’opera rientrava in un progetto ben più ampio: dodici strade che avrebbero dovuto coprire 76.559km, con una spesa complessiva di 28.000.000L.  Coevo di borgo Littorio, Regalmici si differenzia da questo per il maggior numero di fabbricati. Al momento della fondazione, si calcolò che la superficie occupata – comprese strade e piazza – era di circa 6000mq. di cui 1300mq. di superficie coperta. L’impianto urbanistico è caratterizzato da otto strutture esterne, che ne definiscono il perimetro, e da quattro interne “ad L” che creano la tipica piazza ottagonale adornata, in passato, da una fontana centrale fornita di acqua potabile mediante apposita conduttura. I padiglioni in muratura sono di varia grandezza, tutti a singola elevazione e rispecchiano il modello B pubblicato da Ortensi, capaci di ospitare venti famiglie di coltivatori. Alcuni sono state riverniciati pochi anni fa di un colore gialloocra. In un uno di questi, come dice Pennacchi, “c’è scritto VINO da una parte e TAVERNA dall’altra con la enne all’incontrario, la barra rovesciata dei bambini e dei cosiddetti illetterati”.

“Tutto […], nella campagna, acquista un linguaggio particolarmente semplice e chiaro che non può non riflettersi nell’architettura la quale deve essere semplice e chiara, […], perché la gente che abiterà queste case e si muoverà fra di esse, dovrà sentirsi […] in casa propria, in quanto le forme, i colori, lo spirito delle cose, dovranno essere, […], quelle tra cui è nata e cresciuta.”

villaggio-op.2In questo passaggio dell’articolo “La nuova architettura rurale in Sicilia”, scritto da Luigi Epifanio, in seguito progettista per conto dell’Ente di Colonizzazione Sicilano di Borgo Fazio, si può ritrovare lo spirito e l’atmosfera che tutt’ora si respira a Borgo Regalmici. L’architetto monrealese si riferiva, ovviamente, alla prassi costruttiva che avrebbe contraddistinto in seguito le opere rurali della colonizzazione ma la trasposizione al villaggio operaio è piuttosto calzante. Regalmici risulta essere tutt’oggi in una posizione centrale rispetto ad una vasta area che comprende i paesi di Alia, Valledolmo, Vallelunga, Villalba, Mussomeli, Acquaviva Platani, Cammarata, S. G. Gemini, Castronovo e Lercara Friddi. Questa sua particolarità, portò l’Istituto Vittorio Emanuele III per il Bonificamento della Sicilia a prevedere una possibile riconversione per uno di quegli “infelicissimi villaggi tipo Ministero LL.PP” come lo stesso Guido Mangano li definisce.
Nella cartina riportata, si può notare come la posizione del borgo sia al centro di un’immaginaria poligonale ai cui vertici si trovano i paesi precedentemente citati. A poca distanza da borgo Regalmici è rappresentato quello che sarebbe dovuto essere il primo “centro rurale” della Sicilia: Poggio Benito. Di questo, però, non si hanno prove che vadano oltre un semplice progetto. Secondo le ipotesi avanzate da Mangano nel testo “Centri Rurali” del 1937, era necessario, per favorire l’insediamento stabile sul territorio, la costruzione di centri che potessero offrire servizi basilari come la chiesa, la scuola e “qualsiasi altra manifestazione di vita civile”. Oltre che per queste ragioni, la posizione di Borgo Regalmici risulta essere strategica  anche per la prossimità con la Valle del Tumarrano e con l’azienda sperimentale di Sparacìa. Questi elementi danno al borgo un peso considerevole nell’esperimento colonizzatore del latifondo siciliano attuato da li a breve dall’ECLS. Era possibile, però, avvertire già alcune delle cause del fallimento dell’operazione. Come fa notare Giovanni Lorenzoni, i borghi sorgevano al centro di aree deserte, senza collegamenti con i grandi centri urbani e con quelli di raccolta e distribuzione dei prodotti  agricoli e la mancanza di un reale piano regolatore efficace, condannarono spesso i borghi stessi all’abbandono.
Borgo Regalmici si presenta oggi in un discreto stato di conservazione: solo una struttura è crollata mentre in cima alla piccola chiesetta, il campanile in ottime condizioni  fa immaginare l’utilizzo fino a poco tempo fa. Il destino di Reg
almici e di Littorio fu analogo: entrambi edificati per costruire strade di collegamento furono, già dieci anni dopo la loro fondazione, abbandonati e rifiutati per l’impossibilità di essere riconvertiti e adeguatamente valorizzati.  Girando tra le vie del borgo si percepisce un’aria sospesa dettata dagli oggetti quotidiani all’interno dei caseggiati: mobili, vestiti,  valigie, bottiglie di olio, posate e perfino un calendario che riporta la data del 1994 come a voler sottolineare che da quel momento in poi a Regalmici tutto si è definitivamente fermato, nulla è cambiato nonostante tutto. Non è bastato nemmeno il film “L’uomo delle stelle” del regista Giuseppe Tornatore per restituire interesse e attenzione a questo luogo. Il borgo, infine, sembra rientrare in un progetto della Regione Siciliana che prevede la valorizzazione del patrimonio socioculturale della zona di Regalmici attraverso un museo dei mestieri nei locali della chiesa e la riconversione delle restanti strutture.

Acusticamente Borgo Regalmici possiede una interessante coincidenza nei riguardi di paesaggio visivo e uditivo. Infatti la geofonia del vento, se da un lato rende pressochè impossibile l’esistenza di biofonie, dall’altro lato fa suonare qualsiasi elemento architettonico presente che, come i pezzi di vetro sul bagnasciuga, hanno modulato le loro caratteristiche sulla base di questo agente. Si potrebbe, ipoteticamente e senza esagerare, chiudere gli occhi e sapere esattamente da cosa si è circondati, rendendo particolare il paesaggio sonoro intero del borgo. Come si evince sopra, il vento è la tonica fondamentale di questo paesaggio, affiancata dall’elemento ‘pale eoliche’ non così forte come altri borghi (probabilmente  si può fare un’indagine legata a diverse esposizioni del vento). Segnali principali nell’immaginario acustico sono i legnami: porte, rami secchi, finestre e rispettivi elementi di contorno, come i catenaccia e le giunture. Ad occhi chiusi è impossibile non considerare questi elementi come ‘eventi’ sonori piuttosto che ‘oggetti’, data la loro forte impronta caratteriale che rende di primaria importanza la sorgente.

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GUIDA ALL’ASCOLTO

Scape 056 : Ossa di alberi 

Come per le ossa dell’uomo, supporto e struttura, anche gli alberi hanno un loro scheletro: rami e tronco. Il vento, elemento dominante di borgo Regalmici, fa da sfondo alla composizione paesaggista e crea giochi in cui gli elementi ambientali tra loro dialogano. Qui i rami, con il loro sfregarsi, danno vita ad una composizione microscopica, leggera e delicata che ricrea il senso di abbandono dell’intero villaggio.


Scape 057 : Fuori Vento. All’interno si gioca 

Dall’esterno, muovendosi all’interno delle vecchie strutture, si riesce a sfuggire al vento costante. Qui, la natura diventa compositrice di una sinfonia fatta di utensili, finestre di antico legno e cigolii. Le prospettive cambiano e ciò che prima era sfondo adesso diventa preponderante. È incredibile notare, infine, come sia delicata, nonostante la forza del vento, l’azione delle cose sul luogo.


Scape 058 : Ora Pro Nobis

L’interno della chiesa è ormai spoglio di tutto tranne che dell’altare e di un vecchio vaso con dei fiori appassiti. L’impronta sonora monolitica del vento crea nella struttura vuota un maggiore senso di desolazione. Così, l’evento sonoro, caratterizzato dallo sbattere incessante delle finestre, nella sua dimensione simbolica e semantica, prende il posto delle preghiere che, in passato, attribuivano vita al luogo.


Scape 059 : Qui le cose hanno vita propria 

Ricca di oggetti quotidiani è una delle strutture che ricadono nella piazza del borgo. Ogni stanza racconta momenti di vita vissuta e risuona come una grande orchestra sinfonica in cui è possibile riconoscere legni, metalli, carte e le stoffe degli abiti. Come accade per la chiesa, anche qui varia il modo di percepire il paesaggio acustico: il vento, finora inteso come tonica, diventa segnale-sfondo percepito.


Scape 060 : Sala da pranzo

Se non fosse per il totale abbandono, si potrebbe pensare che la cucina è ancora vissuta. Tutto ciò che serve per preparare un pranzo, infatti, è ancora li, intatto. Questo permette di creare, grazie alla pratica dell’orchestra ecologica, una composizione improvvisata in cui “suonare” il luogo.


Scape 061 : Utensili del tempo

Rifuggiarsi dentro le abitazioni, permette di avere uno spazio acustico limpido (hi-fi direbbe Schafer) in cui poter discernere con chiarezza le varie matrici sonore che acquistano significato dialogando tra loro. Il vento, come detto tonica di borgo Regalmici, copre gli eventi sonori più deboli, annullando le possibilità sopra citate.


Scape 062 : Venti da moderati a forti

La tonica-vento, rappresentata in questo scape, ricade tra quegli aspetti che A. Farina include nella categoria delle geofonie. Il vento, infatti, fa parte degli elementi “non-biologici” ed è indissolubilmente legato alla morfologia della zona – borgo Regalmici, infatti sorge su un pianoro a circa 420metri di altitudine al centro di una vallata. 
Ciò che risulta interessante, in questo breve esempio sonoro, è come le teorie di Farina si concretizzano. Le geofonie interagiscono con gli altri aspetti del soundscape – biofonie e antrofonie – per creare un ambiente sonoro complesso in cui i vari fattori si sovrappongono tra loro.


Scape 063 : 1st House Atmosphere

In questo lavoro viene sottolineata la complessità e peculiarità acustica dell’interno della casa più estrema del lato Sud/EST . La casa in sè è uno strumento musicale attivato dal vento. Le porte, le finestre e il fogliame che col tempo si è accumulato alla spazzatura, rendono la coincidenza paesaggio visivo e sonoro accentuato. La differenza tra figura e sfondo è netta (a differenza di fenomeni in cui la casa in sè non interagisce o interagisce poco con l’ambiente) ed è dettata dalla presenza del vento. “Atmosfera” proprio in quanto questi elementi di cui sopra concorrono a creare un unico ‘segnale’ complesso, impossibile da scindere senza modificare la percezione acustica dell’ambiente.


Scape 064 : Branches on the Ground

In Scape 064, il protagonista sono i rami secchi all’esterno della prima casa a SUD/OVEST. L’operazione di editing che è stata compiuta ha voluto sottolineare questo soggetto uditivo, isolando l’ambiente, in modo da mapparne le caratteristiche più interessanti. Ancora motivo di interesse, causato dalla separazione di causa (vento) ed effetto (rami in movimento), è la mancanza uditiva dell’agente scatenante il movimento, ancora una volta il vento, il cui risultato è un’astrazione evidente del legname dal resto del paesaggio.


Scape 065 : Wind

In Scape 065, si è voluto isolare il background sonoro del Borgo. Il Vento a Regalmici, oltre che sfondo è esso stesso agente. In LEGNO, per esempio, è il ‘musicista’ che mette in moto il legname secco, le finestre e le porte delle case. Qui, invece, si è voluto isolare nel suo ruolo primario di tonica sempre presente in ogni punto del borgo. Il vento spazza via qualsiasi biofonia, lasciando che sia solo ciò che resta, qui in sfondo, a segnare i confini acustici del luogo.