Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!

Borgo Portella della Croce

Borgo Portella della Croce in territorio di Prizzi fu costruito per conto dell’Ente di Riforma Agraria per la Sicilia (ERAS) su progetto del 30 Settembre 1954, firmato dall’Ing. F. Argento dell’Ufficio tecnico del Consorzio Quattro Finaite Giardo e controfirmato dagli Ingegneri Filippo Pasquini e Luigi Panico. La C.E.S.I., impresa coinvolta nella costruzione del centro, stipulò il contratto il 14 Giugno 1956, autorizzata ad eseguire i lavori secondo i D.A.9118/R.A. del 23 Agosto 1955 e del successivo D.A.13667/R.A. del 19 Settembre 1958.
L’area,  durante l’azione dell’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano (ECLS), era già stata indicata per la fondazione del centro rurale di tipo grande Borgo Quattro Finaite Giardo, progettato tra il 1942 e il 1944 dall’Architetto Giuseppe Di Giovanni (Palermo 1876 – Palermo 1967), allievo di Giovanni Battista Basile. Il villaggio sarebbe rientrato nella terza serie di borghi rurali ma l’operazione non andò in porto a causa del sopravanzare degli eventi bellici che coinvolsero l’Italia nel secondo conflitto mondiale.
Conclusa la guerra e istituita nel 1948 la Regione Siciliana, l’Assessore Agricoltura e Foreste Antonino Germanà approvò il 26 Luglio 1954 il piano generale di bonifica, visto il voto n.29658 del 6 Ottobre 1952 del C.T.A. del Provveditorato alle Opere Pubbliche di Palermo, pubblicato in G.U. n.234 l’11 Ottobre 1954, che includeva in un territorio di 7080ha i paesi di Prizzi, Vicari e Lercara Friddi. All’interno del comprensorio, il Consorzio costruì negli anni ’50 Borgo Riena a servizio del P.R. 850, lontano da Borgo Portella della Croce solo 6,5km in linea d’aria e facilmente raggiungibile attraverso l’attuale SP36bis che confluisce sulla SS188 Centro Occidentale Sicula Marsala – Lercara Friddi.
Secondo la mappa del 30 Novembre 1953, in cui l’ERAS indicava terreni e borghi di servizio, non era previsto un Borgo Portella della Croce ma in fase di progettazione un Borgo Margana che prendeva il nome dal vicino castello, unica testimonianza di architettura militare teutonica in Sicilia.
Al 26 Agosto 1955, nella scheda sui borghi redatta dall’ERAS, Borgo Portella della Croce risultava tra quelli “progettati o programmati”, insieme a Tudia e a San Giovanni – Verdi. Secondo la mappa IGM a 100.000, aggiornata al 31 Dicembre 1956, in cui si presentava la situazione dei borghi nell’intero territorio siciliano, nel comprensorio Quattro Finaite Giardo era incluso un centro di tipo B a servizio del P.R. 54 che avrebbe intersecato il proprio raggio d’influenza con un Borgo C nei pressi del P.R. 794 – in fase di progettazione – a ridosso della Case S. Nicola. Borgo Portella della Croce rappresentava l’unico borgo medio del comprensorio di bonifica e completava, insieme a Borgo Manganaro – di tipo A – ed altri due borghi C, le costruzioni previste nell’area.
Borgo Portella della Croce, con la sua piazza aperta simile a quella di Borgo Manganaro e Borgo Fazio, si affaccia sulla strada consorziale “Quattro Finaite Giardo” che in quel tratto “coincide con il confine dei territori dei Comuni di Prizzi e Vicari”e la strada Portella della Croce – Ponte S. Giuseppe sulla SS121, costruita con finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno approvati il 2 Agosto 1951 per una spesa di 211.900.000Lire.
Il Borgo, inizialmente previsto in C.da Stallone, fu spostato in seguito al sopralluogo effettuato da alcuni tecnici dell’ERAS e del Consorzio per motivi “prevalentemente funzionali” per una favorevole posizione e per una maggiore stabilità dei terreni di fondazione. Alle falde delle Liste delle Margana è, invece, l’area del P.R. in cui sorgono i terreni espropriati alla ditta Ferraro Giacomo, per una

superficie di 67.47.00ha dove l’ERAS è già intervenuto ed ha in atto la costruzione di n.18 case coloniche e di una stradella della lunghezza di Km.1.5 che innestandosi all’incrocio delle strade consorziali già menzionate servirà i diciotto poderi in cui è stata suddivisa la zona di riforma

Nella carta di esproprio, il P.R. venne inizialmente suddiviso in ventidue lotti ma per quattro di questi – ai numeri 10, 11, 12, 13 – venne sospesa l’assegnazione e, di conseguenza, la costruzione delle case. Tuttavia sembrano mancare anche gli alloggi nei lotti 18 e 22. Le abitazioni rurali riprendono lo schema delle “case per contadini di tipo rifugio B ampliabile”, progetto redatto dal Servizio di Ingegneria dell’ERAS nel 1954, presenti anche nei pressi di Borgo Baccarato e in altre zone dell’isola.
Il Borgo, di cui era previsto un possibile ampliamento già nella prima relazione tecnica, era costituito da Chiesa – intitolata a Maria Santissima del Carmine – con sagrestia e canonica, Scuola con due aule con alloggi per gli insegnanti, Delegazione Comunale ed Ufficio Postale con alloggi per il Delegato Comunale e l’Ufficiale postale, Caserma Carabinieri con alloggio separato per il graduato, Ambulatorio medico ed alloggi per l’ostetrica e per l’infermiera, rivendita e trattoria con alloggi, botteghe artigiane con alloggi e un fabbricato alloggi per gli addetti ai servizi del Borgo (assistente tecnico agrario, messo comunale, bidello, uomo di fatica).
Dal punto di vista architettonico, Borgo Portella della Croce rispecchia quei caratteri “di massima semplicità ed economia” che furono alla base delle costruzioni rurali già in epoca ECLS, per ottenere “il miglior risultato con il minor costo”. I materiali costruttivi, infatti, come pietrame e sabbia furono ricavati dall’ex cava Panicella, distante solo quattro chilometri, la calce da Roccapalumba, i mattoni dall’Acqua dei Corsari e tutto il rimanente necessario dal mercato di Palermo. Nella relazione tecnica era prevista anche una strada di accesso oltre al rifornimento idrico e alla fognatura. Nel primo caso, si pianificò un breve collegamento carrabile che “si dipartirà […] dalla consorziale e, attraversato il Borgo, so immetterà sulla stessa in corrispondenza del del bivio con l’altra strada “Portella della Croce – Ponte S. Giuseppe sulla SS. 121″; da questo punto avrà l’altra strada che servirà alcvuni fabbricati e sboccherà sulla piazza”. L’approviggionamento idrico, invece, avrebbe sfruttato la conduttura principale dell’acquedotto consorziale che si trovava a pochi metri dal centro rurale e che, in quel punto, raggiungeva una capacità di 1,2 l/s. La sua costruzione, basata su progetto del 21 Gennaio 1953, fu finanziata direttamente dalla Cassa per il Mezzogiorno che si occupò inoltre della realizzazione delle opere di captazioni dalle sorgenti “Riena” e “Acqua di Mezzo” a servizio dell’intera zona. Tra il centro e i terreni appoderati si trova un grande abbeveratoio che differisce da quello in progetto. Secondo i disegni sviluppati dall’Ing. Argento, difatti, il bevaio avrebbe avuto una sola grande vasca lunga circa sette metri per gli animali e, a dividere la fontanella, sarebbe stata una struttura in pietra riportante una piccola immagine sacra – probabilmente un S. Francesco che porge da bere ad un animale assetato – realizzata nella tipica cercamica colorata della scuola De Simone, molto simile a quelle presenti in varie case coloniche dell’isola.
Nel capitolo sulle opere generali da eseguire, vengono trattati i due muri di sostegno, uno a monte e uno a valle del Borgo, che chiudono il piccolo agglomerato e lo proteggono da eventuali frane e spostamenti del terreno. Nel riepilogo generale, infine, furono indicate le previsioni di spesa riguardanti l’arredamento dei vari uffici (Chiesa, Scuola, Delegazione Municipale, Ufficio Postale e Ambulatorio Medico), commisionato alla ditta palermitana Andrea Ciaramitaro Mobili, l’allacciamento elettrico, telegrafico e telefonico, il riscaldamento dei locali, l’alberatura e le espropriazioni.
L’importo complessivo per la costruzione di Borgo Portella della Croce ammontava a 161.600.000Lire suddivisi in 124.676.000Lire per i lavori a base d’asta e 36.899.170Lire per le somme a disposizione dell’Amministrazione e, dunque, rientrava nei parametri di spesa fissati dal Decreto Interassessoriale 1 Aprile 1953, secondo il quale un Borgo di tipo B poteva ottenere un finanziamento massimo di 180.000.000Lire. I lavori furono eseguiti, come indicato dal Decreto Assessoriale n.9118/R.A. del 23 Agosto 1955, con i fondi messi a disposizione della Cassa per il Mezzogiorno e col sistema della licitazione privata. Interessante è la dichiarazione del Presidente dell’ERAS stilata qualche giorno dopo il D.A., in cui viene indicato il Borgo come di Tipo A. Questo giustifica certamente l’estensione e il numero di edifici maggiore rispetto alle indicazioni del Decreto dell’Aprile 1953.
Uno dei primi servizi pubblici ad essere avviato fu quello scolastico. Il 30 Agosto 1959, il Sindaco di Prizzi richiese all’ERAS l’apertura di un’aula del Borgo che fino a quel momento risultava “già costruito ma non collaudato” per permettere “a tutti i propri amministrati e specialmente a quello che vivono lontani dal centro urbano la possibilità di apprendere almeno i primi elementi”. L’affidamento della piccola scuola sussidiaria sarebbe stato dato all’insegnante Elisabetta Collura e a beneficiare del servizio sarebbero stati “almeno otto fanciulli, figli di assegnatari”, tra questi anche i figli del custode del Borgo, Maria e Silvana Iurato. L’Ufficio Gestione Borghi ERAS, il 14 Settembre 1959 nella nota n.5498 verificò attraverso l’ufficio tecnico se la scuola avesse gli arredamenti necessari e fosse pronto per esser realmente consegnato all’insegnante, incaricata dal Provveditorato agli Studi. In riscontro a tale nota, il capo settore ERAS comunicò che la scuola era ultimata ma mancante di arredi e collaudo. Inoltre, sottolineava come il consorzio non avesse ancora prevveduto all’ultimazione dell’acquedotto rurale – nonostante il progetto del 1953 – lasciando il centro senza acqua potabile. Il 26 Settembre, il Comune si impegnò alla sistemazione dell’aula e “ad assicurare il necessario approvvigionamento idrico con mezzi di fortuna”.
Nel frattempo iniziarono le lezioni per quel piccolo gruppo di bambini residenti nella zona così che l’ERAS nella nota n.5959 del 14 Dicembre 1959 richiese con “massima cortese urgenza” la fornitura necessaria di banchi, sedie e cattedra al Servizio Provveditorato degli Studi. Il 17 Febbraio, con riferimento alla nota n.6085 del 7 Febbraio 1960, Massimo Fundarò Capo servizi del Provveditorato informò l’Ente che la Società Palini, a cui fu commissionato l’arredamento della Scuola, avrebbe dovuto consegnare il materiale necessario entro il 20 Marzo. I tempi, però, si allungarono fino al 17 Maggio di quell’anno quando dal Provveditorato arrivò la comunicazione che la Palini inviò gli avvisi di spedizione presso la stazione ferroviaria di Palermo. Oltre agli oggetti di Borgo Portella della Croce, furono anche inviati gli arredamenti per la Scuola Rurale di Borgo Roccella, uno dei centri che avrebbero servito il territorio di Contessa Entellina, di cui al momento della consegna si prese carico il Sindaco del piccolo paese. Il 20 Maggio 1960, Elisabetta Collura che nel frattempo portò avanti l’anno scolastico ricevette dall’ERAS il telegramma con cui veniva informata della consegna dei vari materiali. Pochi giorni dopo, il 25 Maggio, in presenza dell’incaricato dell’Ente Sig. Selvaggi Gregorio, la scuola rurale del Borgo fu arredata di ogni necessità: cattedre, poltroncine, lavagne, vaschette per il gesso, banchi, attaccapanni, scrittoi, armadi, sedie e sedili. Tutti questi sforzi, però, furono vani se, come si legge nella nota n.6793 del 17 Giugno, “in occasione di una recente ispezione effettuata da ns/ funzionario al borgo, è stato constatato che occorrono urgenti riparazioni all’edficio scolastico, in quanto nell’appartamento della maestra filtra acqua dal tetto […], mentre negli ambienti della scuola i pavimenti sono avvallati”.
Nonostante tutti gli sforzi per ottenere un ambiente accogliente, la scuola di Borgo Portella della Croce era ancora mancante di alcuni oggetti: il 2 Luglio la Dott. Franca Geraci, direttrice didattica delle Scuole Elementari di Prizzi, in vista dell’istituzione di una scuola itinerante domandò all’ERAS un apparecchio televisivo, 100 sedie, armadi e tavoli. La richiesta aveva l’obbiettivo di rendere il centro attrattivo e  consentire “un maggiore progresso spirituale e culturale agli abitanti della zona”.
Il primo Aprile 1960 pervenne all’Ufficio Borghi Rurali un’istanza avanzata da Salvatore Alongi circa la possibilità di ricevere in uso provvisorio dei locali da adibire a rivendita di generi di monopolio. Il 6 Aprile successivo con nota n.6367, il capo servizio di quell’ufficio richiese al settore tecnico se fosse possibile procedere alla consegna in accordo con l’impresa appaltatrice dei lavori di costruzione, dato che il centro non era stato ancora collaudato. Il nulla osta per la concessione arrivò con nota n.1493 il 18 Maggio, unitamente alla decisione di riattare i locali della “Trattoria – Rivendita con soprastante alloggio” agli scopi della richiesta. Due giorni dopo, il capo servizio Minneci con nota n.6603 sconsigliò di utilizzare i locali indicati per “non creare precedenti” ma indicò un’alternativa in “qualsiasi altro locale con alloggi […], apportandovi, se del caso, le opportune sistemazioni”. Dopo un sopralluogo al Borgo, si decise che i locali da “concedere in uso per la istituzione della rivendita di generi di monopolio […] erano quelli ubicati nell’edificio in cui l’ambiente da adibire a botteghe è rivolto verso il borgo”, in cui erano disponibili due stanze con accessori (WC e cucina) per alloggio. La definitiva consegna, che prevedeva che ogni spesa ordinaria per la manutenzione fosse a carico del Sig. Alongi,  avvenne il 13 Settembre 1960 “alle ore 10 circa”, a seguito del parere positivo del Servizio Ingegneria dell’ERAS.
Ad intrecciarsi con le vicende della fornitura della scuola, ci furono anche quelle degli arredamenti e delle attrezzature necessarie per la Chiesa, l’Ufficio Postale e la Delegazione Municipale. Queste vennero passate ad Elisabetta Collura il 20 Giugno 1960 dal Sig. Selvaggi sottoscrivendo il verbale di consegna come era stato richiesto nella nota n.6788 del 15 Giugno dal Capo Servizi Dr. Ugo Minneci. Qualche giorno dopo, proprio Minneci in un promemoria diretto al Commissario dell’Ente Dott. Rosario Lentini redigeva un resoconto nel quale descriveva la situazione a Borgo Portella della Croce: all’8 Luglio 1960, i servizi non erano stati ufficialmente attivati a causa di alcuni lavori che la CESI avrebbe dovuto effettuare in seguito ad alcuni “danni di forza maggiore”. Tuttavia,

per venire in contro alle necessità degli abitanti del borgo e viciniori, si è proceduto, nel Dicembre 1959, alla consegna a titolo provvisorio dell’edificio scolastico al fine di far funzionare la scuola: quest’ultima è stata convenientemente arredata secondo i più moderni criteri didattici

Allo stesso modo, la Caserma dei Carabinieri, alcuni altri locali e la Chiesa rientravano nella consegna prevista a titolo provvisorio e, nel contempo, si auspicava la risoluzione dei problemi legati all’approviggionamento idrico ed elettrico. All’Agosto 1960 furono investiti 2.538.700Lire per Scuola, Chiesa, Ufficio Postale e Delegazione Municipale, mentre rimaneva sguarnito degli accessori necessari l’ambulatorio sanitario, di campana e via crucis l’edificio religioso, nonostante la segnalazione avvenuta con nota n.5188 del 31 Gennaio 1959.
La già citata nota n.6788 si soffermava sulla necessità di dare avvio alla struttura religiosa in modo che “S.E. l’Arcivescovo di Monreale, competente per territorio, possa procedere alla nomina del parroco” ed in vista delle cerimonie di cresima e prima comunione pianificate per il 10 Luglio 1960 alle 17.30, riprese da alcuni scatti fotografici testimoniato dal vaglia bancario emesso il primo Agosto n.1991635 del Banco di Sicilia. Le necessità del caso erano state indicate nella nota n.6877 del 2 Luglio dove venivano anche descritti gli oggetti sacri, i tappeti, le “15 piante ornamentali e dovranno essere comprate 12 candele, i fiori freschi bianchi e i regali per i ragazzi cresimandi e comunicandi secondo l’età e il sesso di ognuno di essi (trattasi di non più di 7 o 8 ragazzi)”. Le spese relative, che ammontarono a 30.000Lire come riportato dalla nota n.6948 del 14 Luglio, sarebbero state a carico della Gestione Speciale R.A. secondo la deliberazione n.402/R.A. del 13 Gennaio precedente, approvata dall’Ass. Agricoltura e Forest al n.733/R.A. in data 23 Gennaio, sotto la voce “spese generali per il funzionamento dei servizi pubblici al borgo (fondo disponibile 450.000Lire)”.
Poco prima della cerimonia di cui abbiamo letto – ovvero l’8 Luglio – l’Arcivescovo di Monreale Mons. Carpino richiese “come era stato già fatto per Borgo Schirò e Borgo Piano del Cavaliere”, anch’essi ricadenti nella arcidiocesi monrealese, che la Chiesa di Borgo Portella della Croce venisse eretta a Parocchia, come previsto dalle norme che regolavano l’istituzione dei Borghi rurali. Perchè ciò potesse accedere, era necessario che l’ERAS depositasse “la somma di 1.300.000Lire per la base di congrua e le spese annuali di culto”. La concessione del contributo richiesto arrivò due giorni dopo, specificando che la cifra doveva essere convertita in titoli di Stato (reddito al 5%) per la “costituzione di una rendita annua di 65.000Lire circa, sufficiente per la erezione della base di congrua indispensabile per la erezione in Parrocchia della Chiesa del Borgo” e per le restanti eventuali spese.
Grazie al D.P.R n.103 del 12 Febbraio 1962, col quale, sulla proposta del Ministro per l’Interno, si riconobbe, agli effetti civili, il decreto dell’Ordinario Diocesano di Monreale in data 1 novembre 1960, integrato con dichiarazione del 18 settembre 1961, relativo alla erezione della parrocchia di Maria SS.ma del Carmine. Si assicurava in questo modo alle “circa 500 persone” che abitavano la zona il servizio religioso necessario. La parrocchia fu così provvista, come indicato dalla nota n.7625 del 3 Gennaio 1961, degli arredamenti e dei vari oggetti sacri necessari per garantire le funzioni religiose. La consegna al Parroco del Borgo Rev.do Canonico Pietro Lo Bue avvenne il primo Marzo 1961, per compito dell’incaricato dell’Ente il Sig.  Selvaggi.
I tempi della burocrazia italiana sono sempre stati molto lunghi e, nonostante il riconoscimento religioso, la parrocchia non fu subito riconosciuta civilmente causando vari problemi al Parroco. Questi, il 4 Maggio 1961, faceva presente al Dott. Minneci che avrebbe riscosso “i diritti di congrua non prima di un biennio”. Non sarebbero, così, bastati i contributi messi a disposizione per l’utilizzo di una autovettura e “non una qualsiasi, dato il pessimo stato della stradale”. Servirsi di una macchina a noleggio era impensabile se  “per andare da Prizzi al suddetto Borgo [l’affitto era di] L.2.000 di estate; L.3.000; di inverno”. Per venire incontro alle necessità di Lo Bue, Minneci scrisse con nota n.8210 del 30 Maggio 1961 un promemoria al Presidente ERAS in cui poneva la possibilità di un sostegno economico mensile di 15.000Lire, che sarebbe ricaduto nel bilancio di previsione dell’esercizio 1960 – 61 in attesa che il Ministero dell’Interno risolvesse le pratiche relative al riconoscimento della Parrocchia. Dopo vari solleciti e preghiere, il 19 Agosto l’Ente accordò di corrispondere il contributo mensile di 20.000Lire fino al 30 Settembre per spese varie così che si potesse effettuare l’assistenza religiosa alle famiglie rurali durante le domeniche e nei giorni festivi. Il sostegno alle attività del canonico proseguì fino al 30 Settembre 1965 e il contributo aumentato a 30.000Lire. Nel 1968, con nota n.115 del 7 Febbraio il capo servizio Dr. Vassallo propose di erogare anche per quell’anno finanziario il sostegno economico per il Lo Bue sottolineando che tale somma “era corrisposta allo stesso sacerdote per il servizio di culto a Borgo La Pietra“.
Col passare del tempo, le cinquecento persone che vivevano attorno al centro di Borgo Portella della Croce lasciarono la terra e si arrivò ad una popolazione stabile di circa cinquanta – sessanta individui, secondo le stime di una nota del Marzo 1968. Questo portò l’Ente a ridurre la somma mensile da 30.000Lire alle 20.000Lire fino al 31 Dicembre di quell’anno.
A circa un anno di distanza dalla consegna e dall’inizio delle attività di culto, a Borgo Portella della Croce mancava come detto uno degli elementi aggregativi più importanti: la campana della chiesa. Il 20 Gennaio 1962, il Parrocco in una accorata lettera al Dr. Minneci sottolineò l’urgenza nel colmare tale dimenticanza anche a causa della disposizione liturgica secondo cui “……. è severamente proibito usare, in luogo delle campane, qualsiasi strumento atto ad imitare o amplificare meccanicamente o automaticamente il suono delle campane”. Nella stessa lettere, Don Lo Bue chiedeva al dirigente dell’ERAS “di spendere una sua autorevole parola” affinchè la congrua diventasse stabile e non un una tantum,  non potendo sperare di trovare “altri cespiti dei quali godono tutte le altre parrochie (matrimoni, funerali, battesimi, elemosie… neppure la Messa quotidiana)”. A proposito delle campane, è curioso notare come a Borgo Baccarato, il Parroco non si fosse preoccupato di attenersi alle disposizioni, tanto da richiedere un amplificatore e degli altoparlanti per richiamare i fedeli.
L’Assessorato Bonifica della Regione Siciliana, il 10 Dicembre 1960 con nota n.17277 aveva assegnato all’ERAS 45.000.000Lire per la manutenzione oridinaria di varie opere di bonifica. Di tale somma, 33.000.000Lire erano stati destinati ai lavori da effettuare presso i borghi rurali di Sicilia ed era necessario redigere una lista di beni che potevano beneficiare delle suddette somme. Si chiese, quindi, all’Ufficio Gestione Borghi Rurali di provvedere alle richieste entro il 31 Gennaio 1961.
L’attivazione dei servizi di assistenza pubblica a Borgo Portella della Croce vennero definiti il 31 Marzo 1961 con nota n.1354, in riferiemento alla nota n.8736 del 2 Febbraio, quando furono indicati all’ERAS i nominativi del Delegato Municipale, del Bidello, del Medico e dell’Infermiera – Ostetrica. L’Ente chiarì al Comune di Prizzi che i rimborsi per le spese dei vari impiegati sarebbero state corrisposte al momento effettivo dell’attivazione dei vari servizi e in base alle cifre prestabilita nella nota n.8736. Si andava dai 300.000Lire per l’armadio farmaceutico alle 700.000Lire per l’Ostetrica nel periodo compreso tra l’1 Ottobre 1960 al 30 Settembre 1961, per un importo complessivo di 1.351.400Lire.
Il servizio di assistenza iniziò l’1 Aprile 1961 ma, in breve, il mal costume dell’assenteismo sul lavoro e la furbizia di qualcuno generò malumori tanto che il 5 Novembre 1961 due ostetriche di Prizzi denunciarono come l’Ostetrica Giuseppa Macaluso “da quando ha assunto l’incarico di condotta di Portella della Croce non si è mai recata in questa frazione”. Iniziò un serrato botta e risposta tra l’Ente e il Sindaco che sosteneva che la segnalazione circa la mancata prestazione del servizio al Borgo era “destituita di ogni fondamento” e che l’incaricata era costretta a tornare a Prizzi “per mancanza di alloggio al Borgo”. Sin dal 28 Giugno di quell’anno, il Comune di Prizzi richiedeva la consegna ufficiale dei locali e delle attrezzature così da permettere agli incaricati lo svolgimento delle proprie attività. Il passaggio venne formalizzato alle 10.30 dell’11 Dicembre 1961, e prima del collaudo degli edifici in accordo con la C.E.S.I., fu effettuato un sopralluogo dall’incaricato dell’Ente il Geom. Liborio Marsala e dal Sindaco di Prizzi Carmelo Pecoraro per valutare le condizioni dei locali. Alcuni elementi erano ancora mancanti presso la Delegazione Municipale, negli alloggi e nell’ambulatorio medico. Tuttavia, si procedette alla presa in consegna, dopo averne accertato lo “stato di conservazione”. Da questo momento, non vi erano più scusanti per lo svoglimento dei lavori al Borgo ma, come descritto di seguito, fu perpetrato il disinteresse per un pur indiviato incarico. E proprio l’invidia delle due ostetriche precedentemente citate che avrebbero voluto che la Macaluso esercitasse solo al Borgo, portò ad un accertamento sull’attività svolta. Da quanto stabilito dalla relazione del 18 Ottobre 1964 redatta dal Sig. Giusto Pirrello, era impossibile per la donna vivere con il solo  compenso comunale – che per altro non gli era sempre corrisposto puntualmente – ed era costretta a esercitare la professione anche a Prizzi.
Dall’inizio degli anni ’60 furono varie le denunce secondo le quali non veniva prestato alcun servizio costante a Borgo Portella della Croce tanto che l’ERAS decise di far chiarezza. Così, venne richiesto con nota n.32644 del 6 Luglio 1965 al Comando della Stazione dei Carabinieri del Comune di Prizzi di verificare se tra il primo Ottobre 1963 e il 30 Settembre 1964 i servizi di assistenza pubblica fossero stati disimpegnati con continuità. Pochi giorni dopo, il 9 Luglio, veniva restituita un’annotazione  in cui si legge che l’Ente “non è incluso in quelli autorizzati a rivolgersi all’arma per le informazioni”. Successivamente, con nota n.35504 del 23 Luglio fu coinvolto il comando di Palermo il quale l’11 Agosto informava che in base ad alcuni accertamenti eseguiti al Borgo, i servizi erano regolarmente effettuati e con continuità. “Non completamente convinti della risposta dell’Arma dei Carabinieri”, si decise di avere una controprova. Così, venne inviato sul posto il Geometra Marsala che il 26 Agosto 1965 rilevava che

quasi tutti gli edifici destinati ai servizi di assistenza pubblica erano chiusi e dopo aver bussato alle porte di ogni edificio, constatando che nessuno rispondeva dall’interno, mi sono recato in quello dove alloggia il custode dell’ERAS signor Iurato Salvatore. Interpellati il custode e la moglie, dopo avere fatto gli opportuni avvertimenti di dirmi tutta la verità in merito al disimpegno del servizio degli addetti ai servizi di assistenza pubblica, hanno dichiarato

che l’applicata alla Delegazione Municipale non abitava al Borgo ma si recava solo saltuariamente per controllare le proprie terre. Il bidello – netturbino – sacrista, nonostante fosse stato varie volte sollecitato a svolgere le proprie manzioni, si rifiutava di espletare il proprio incarico. La cosa suona come una beffa se si pensa che il 15 Dicembre 1960 un tal Giuseppe Giunta pregava l’Ente di assumerlo per quelle stesse manzioni che non furono mai effettuate con costanza. Il medico non andava mai al Borgo se non per particolari richieste e continuava a svolgere la propria attività a Palermo. L’ostetrica raramente andava a Portella della Croce e solo se era necessaria la sua presenza. Marsala trovò conferma sulla situazione anche attraverso le testimonianze che gli assegnatari del P.R.54 gli resero: c’era chi aveva bisogno di cura costanti poichè malato di cuore ma preferiva andare a Vicari per mancanza di assistenza o chi addirittura dichiarava di “non conoscere nessuno dei nominativi ciatati”. La relazione, dunque, si concludeva con una constatazione disarmante: “è chiaro che il servizio di assistenza pubblica al borgo non viene disimpegnato”, benchè il personale addetto ai vari impieghi potesse usufruire di un appartamento dedicato.
La risposta a tale situazione non tardò a mancare e portò l’Ente a decurtare del 50% il rimborso al Comune di Prizzi, secondo l’Art.1460 del Codice Civile “exceptio inadempienti contractus”, per le spese inerenti al mantenimento in funzione dei servizi pubblici per il periodo 1 Ottobre 1963 – 30 Settembre 1964 per un importo di 2.950.000Lire e per l’esercizio 1964 – 1965. Le decisione dell’ERAS causò una presa di posizione dal parte del Comune di Prizzi che coinvolse l’Ispettorato Provinciale del Lavoro. Così, il Dr. A. Tobia dello stesso Ispettorato richiese notizie riguardo al ruolo ricoperto dall’1 Aprile 1961 al 30 Novembre 1964 da Antonino Trentacoste (assunto come bidello – netturbino – sacrista, n.d.r.). Il 28 Febbraio 1966, l’Ente – nel frattempo diventato ESA – a firma del suo Commissario Straordinario Dr. Vincenzo Provenzale rispose che i borghi rurali erano – e sono ancora oggi –  frazioni dei Comuni di pertinenza e che doveva essere il Comune a provvedere alla sistemazione e al funzionamento con il proprio personale ai centri rurali e che nulla invece spettava all’ESA. Provenzale sottolineava, inoltre, come l’Ente fosse intervenuto finanziariamente a sostegno dei piccoli centri che spesso versavano in “precarie condizioni di bilancio” in modo da supportare il mantenimento dei servizi pubblici che “altrimenti […] non sarebbero stati messi in funzione” causando un grave disagio alla popolazione rurale. Questo impegno fu probabilmente frainteso dal Sindaco che provò a scaricare l’onere dei compensi dei propri dipendenti comunali all’ESA, non riuscendo però nel suo intento.
A dare ragione al Comune e a disporre il rimborso dell’intera cifra per il periodo 1963 – 64 fu l’Assessorato Agricoltura e Foreste con deliberazione n.1541 del 16 Ottobre 1964. Lo stesso, però, non fu accordato per l’esercizio del 1964 – 1965, facendo seguito alle contestazioni di cui abbiamo parlato in precedenza e che portarono ad una riduzione dei contributi del 60% cosi come stabilito dalla nota n.29479 del 22 Giugno 1966 a firma del Presidente Dr. Angelo Ganazzoli.
Sul finire del 1966, il custode Iurato con una lettera indirizzata al Dr. Minneci denunciava che “l’insegnante Elisabetta Collura, essendo stata assunta nel ruolo delle Scuole Elementari Statali, ha lasciato la Scuola Sussidiaria di questo Borgo”. Iurato, inoltre, non faceva solo presente l’interruzione del pubblico servizio ma anche la mancata riconsegna delle chiavi dei locali e sottolineava come fosse necessario riattivare le lezioni dato che la sua “figliuola ed anche altri bambini che abitano nelle campagne vicine sono obbligati alla frequenza della scuola e si trovano nella impossibilità di recarsi nei paesi vicini sia per la distanza sia per la mancanza di mezzi pubblici”. Poco dopo, il 20 Gennaio 1967 con nota n.4121 l’ESA si impegnò a sollecitare  il Provveditorato agli Studi affichè si risolvesse “il grave inconveniente che si è venuto a determinare e che ha messo a disagio le famiglie dei borghigiani”. La mancanza di continuità del servizio scolastico fu denunciato più volte dagli assegnatari: già nel 1963, infatti, con una lettera inviata al Presidente dell’Ente si auspicava la riapertura della Scuola, “avendo sentito che per mancanza di fondi molte scuole sussidiarie verranno soppresse”. Come detto, però, il 1967 segnò la fine delle lezioni e l’inizio della chisura della Scuola Rurale.
Per ciò che riguarda, invece, i servizi di assistenza civile e sanitaria per il 1966 rimase in servizio solo la delegazione municipale mentre, come indicato dalla nota n.1792 del 27 Maggio 1967, medico e infermiere erano ormai inattivi da diverso tempo. Venne, dunque, presa in considerazione la possibilità di trasferire i vari servizi a Borgo Filaga, centro certamente più vivo rispetto a Portella della Croce. Il 25 Luglio 1967, il Geom. Marsala effettuò un sopralluogo per accertarsi sulla situazione del Borgo a distanza di due anni dalla prima visita.
Nonostante si prospettasse l’ipotesi di spostare e ridurre i servizi essenziali, l’8 Novembre 1967 il capo servizio Dr. Luigi Vassallo, scrivendo un promemoria al Presidente dell’ESA, avanzò l’idea di costruire una stalla e un forno. Il preventivo di spesa predisposto dal Centro Assegnatari di Corleone e approvato dall’Ufficio Tecnico dell’Ente ammontava a 606.199Lire, rientrante nel Cap.132bis – Tit.II°-Cat8°-Ses.II R.A del bilancio di previsione dell’esercizio finanziario 1967. Fino a quel momento, non esistevano rivendite di pane e il “custode è costretto a tenere un animale da soma per il trasporto dell’acqua, di cui il borgo è sfornito”. Inizialmente progettate su un terreno assegnato ad “un certo Russotto”, le due opere furono in seguito previste “in adiacenze del Borgo in terreno di proprietà dell’Ente stesso alla distanza di m.5 circa dalla casa attualmente abitata dal custode, e a m.2 dal muro di sostegno esistente, unico posto più vicinoall’attuale residenza del custode”.
L’interruzione del contributo dell’ESA per le spese relative al mantenimento in funzione dei servizi di assistenza pubblica a Borgo Portella della Croce causò la cessazione del contratto di lavoro per vari impiegati che non furono assorbiti in altri uffici pubblici. Un caso particolare fu quello di Gemma D’angelo che, assunta come applicato per la delegazione municipale sin dal primo Aprile 1961, ricevette il 3 Maggio 1968 con nota n.1540 la revoca del contratto di lavoro. La donna il 13 Settembre 1968 ricorse alle vie legali per difendere la propria posizione secondo cui il contratto stipulato non era sottoposto ai “rapporti finanziari tra Comune e ESA” ne tanto meno risultava a tempo determinato. Si faceva riferimento all’art. 5 del D.L.vo 4 Aprile 1947 n.207, esteso con D.L.vo 5 Febbraio 1948 n.61 secondo il quale “il personale non di ruolo può essere licenziato solamente per motivi previsti dalla norma stessa, tra i quali non è compreso il venir meno di contributi finanziari di altre amministrazioni nei confronti dell’Ente datore di lavoro”. Era una chiara violazione delle norme quella messa in atto dal Comune che cercò di non ottemperare da un lato alla Legge n.604 del 15 Luglio 1966 “eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento” e dall’altro all’art. 9 del D.L.P. 4 Aprile n.207 e dell’art. 7 D.L.vo 5 Febbraio 1948 n.61 secondo cui spettevano “sia il preavviso di due mesi, ed in mancanza la indennità di preavviso nonchè la indennità di licenziamento nella misura di una mensilità per ogni anno di servizio prestato”. La donna chiedeva, quindi, di annullare le decisioni prese ed essere reintegrata nel suo posto di lavoro.
Per accertare la posizione della D’angelo, l’ESA dispose il 29 Aprile 1970 un sopralluogo; da quanto rilevato dall’incaricato

si evince che il servizio di assistenza pubblica al borgo […] non è stato disimpegnato e che la signorina D’angelo ex addetta alla delegazione municipale, con il suo atteggiamento di rifiuto a consegnare le chiavi ed il fatto di recarsi la domenica al borgo intende contestare il licenziamento a suo tempo notificato dal comune di Prizzi

Il 18 Maggio 1970 con nota n.25769, l’Ente richiese al Comune la restituzione delle chiavi ancora in possesso della D’angelo per poter effettuare i lavori per l’approviggionamento idrico del Borgo, effettuati dall’Impresa Stillone Ignazio. L’opera risultava quanto mai necessaria alla popolazione rurale tanto che l’11 Agosto 1971 l’allevatore di Prizzi Giuseppe Gristina richiese, in mancanza di un acquedotto accessibile, di attingere “l’acqua occorrente per dissetare i propri bovini” e la sua famiglia direttamente presso un rubinetto installato nella casa del custode di Borgo Portella della Croce. Tuttavia, alle richieste del Gristina non seguì alcuna risposta da parte dell’ESA.
Benchè in aperto contrasto con le istituzioni, il 17 Settembre 1970 la Sig. D’angelo scrisse una lettera all’ESA di Palermo in cui richiedeva in affitto alcuni locali per la rivendita di generi vari e di monopolio e “almeno due vani a piano terrano […] oltre ad un vano da adibire ad abitazione” presso Borgo Portella della Croce. La risposta dell’Ente fu quasi scontata: era impensabile consegnare a chi deteneva a titolo abusivo i locali della delegazione municipale e che, per altro, non era in possesso della licenza per la vendita.
Borgo Portella della Croce per la sua posizione tranquilla e immersa nella natura è ancora oggi meta di ritiri spirituali. Il primo documento d’archivio in cui si chiede all’Ente di Sviluppo Agricolo di concedere alcuni locali per scopi religiosi è del 23 Giugno 1970 e riporta la firma del Sacerdote Liborio Scordato, parroco di Vicari. L’idea era quella di far trascorrere i primi giorni di Agosto presso il centro, indicato nella lettera come “Tre Croci, vicino il castello della Margana”. A breve distanza una seconda missiva da parte di un’assistente sociale  del gruppo ricreativo-culturale “La Ginestra” pregava il Direttore dell’Ente di voler concedere in uso provvisorio alcuni locali che sarebbero stati riconsegnati – continua la missiva – “in perfetto stato e puliti, risarcendo gli eventuali danni”.
Lavori straordinari di manutenzione della Caserma dei Carabinieri furono concessi il 16 Febbraio 1973 dall’Ufficio Edilizia e Viabilità dell’ESA, giusta deliberazione n.2008/C.A. del 19 Dicembre 1972. Le opere riguardavano nello specifico le coperture della terrazza e la riparazione degli infissi per una spesa complessiva di 1.346.300Lire. I lavori subirono un forte ritardo a causa della “difficoltà di reperire operai specializzati attraverso l’ufficio di collocamento”. La soluzione riportata in nota n.183 del 28 Marzo 1973 e confermata dalla nota n.12997 del 17 Maggio fu di affidare l’esecuzione “mediante l’assunzione a cottimo fiduciario da stipulare con imprese artigiane, regolarmente attrezzate e coperte per quanto riguarda responsabilità civile, assicurazione, ecc.”. Poco dopo, l’11 Aprile 1975, i locali della Caserma furono riconsegnati all’ESA come indicato dalla nota n.452 a causa di “esigenze di servizio”.
In seguito alle comunicazioni del 13 Febbraio 1981 del Sig. Iurato circa lo stato delle strutture del Borgo danneggiate dal maltempo, si autorizzò un sopralluogo per le verifiche del caso, benchè la sede zonale non disponesse “di personale qualificato cui affidare l’eventuale incarico di elaborare apposito preventivo riguardanti i predetti danni”.
Con delibera del CDA n.2/C.A. del 10 Marzo 1982 e secondo i vincoli della Legge n.890 dell’8 Giugno 1942, l’ESA dispose il trasferimento di Borgo Portella della Croce e del vicino Borgo Filaga al Comune di Prizzi, competente per territorio, “in relazione anche alla richiesta avanzata dallo stesso con nota n.2588 del 13 Maggio 1983”. La richiesta veniva ufficialmente sottoscritta il 28 Novembre 1989, dopo un iter iniziato nel 1981, quando il Comune si dichiarò disposto ad acquisire il centro rurale con la Deliberazione n.130 del 21 Luglio. A quella data non tutti i locali furono ceduti: l’Ambulatorio medico, ad esempio, passò al Comune il 14 Giugno 1996 mentre per la Caserma – sede dell’archivio di cui si parla di seguito – l’Ente si riservò il consegna.
Fino al 30 Giugno 1984, a servizio di guardiania fu proprio il Sig. Iurato che dopo trent’anni di servizio lasciò l’incarico per sopraggiunti limiti di età. A sostituirlo fu il Sig. Giovanni Cannarriato – in seguito diventerà capo della sede zonale di Lercara e per noi contatto per accedere all’archivio ESA di Prizzi – sul finire di quell’anno, il 17 Dicembre. Iurato, però, si trovò improvvisamente a non aver più una casa nella quale aveva abitato per un lunghissimo periodo e “non ha potuto trovare, pur cercandola, una casa disponibile di affitto nei comuni circonvicini”. Chiedeva, pertanto, una proroga “fino a tanto che non abbia trovato una casa che lo accolga”. La burocrazia non fu clemente e non accolse le richieste del suo ex dipendente di “continuare il servizio di guardiania senza compenso” e con nota n.35639 del 19 Ottobre 1984 disponeva lo sgombero. Inoltre, venne anche respinta la concessione in affito del terreno del Borgo per conto della figlia del Iurato per l’annata agraria 1984/85. Non era possibile, infatti, consentire l’utilizzo di quel terreno  in quanto “ricadono fra quelli espropriati a favore del demanio della Regione per la costruzione del Borgo stesso”.
Spesso accade che per strappare dall’incuria e dall’abbandono, i borghi rurali vengano attenzionati da Associazioni di vario tipo. Il 3 Luglio 1985, Salvatore Cozzo Presidente del “Centro Studi Accademia Club” avanzò domanda per “la creazione di un centro comunitario finalizzato alla cura delle tossico-dipendenze”. Si sarebbero svolti laboratori musicali, informatici, elettronici oltre ad attività di sostegno psicologico e terapeutico. Il 18 Gennaio 1986, il Presidente Lentini sollecitò l’USL per il rilascio delle certificazioni che riconoscessero le attività dell’Associazione, senza le quali l’Ente non poteva deliberare la cessione in uso provvisorio dei locali del Borgo. Qualche mese dopo la proposta del Cozzo e prima di avviare l’affidamento, venne effettuata una perizia sullo stato degli edifici a cura del Geom. Giovanni Armetta che constatava non solo infiltrazioni, impianti non a norma e intonaci staccati ma soprattutto un movimento franoso che “a parere dello scrivente” coinvolgeva la casa canonica “non più recuperabile”. La stima necessaria per l’intervento sui fabbricati si aggirava intorno al miliardo di Lire “esclusa la spesa per la bonifica del movimento franoso”. Numerose furono nel corso del tempo altre richieste di affidamento delle palazzine del Borgo e tutte indirizzate verso attività di recupero e riabilitazione per tossicodipendenti.
Dal rapporto effettuato il 22 Marzo 1988 dal Dr. Angelo Pitrolo sullo stato e sulle condizioni dei borghi siciliani, risultava in particolare che a Borgo Portella della Croce “i fabbricati sono utilizzati dall’Ente (ESA, n.d.r) come archivio di vecchie pratiche AIMA e per deposito materiali fuori uso prevenienti da diverse sedi dell’Ente. I fabbricati utilizzati sono opportunamente riattati poichè presentavano notevoli infiltrazioni d’acqua”. Gli edifici di cui si parla nel resoconto del Pitrolo sono quelli in cui furono ritrovati sul finire degli anni ’90 i faldoni che costituiscono l’archivio storico dell’ESA di cui ancora oggi non è stato effetuato il definitivo riordino. Qui, furono rilevati diverse forzature agli infissi e alle serrature. Il 10 Maggio 1995, venne sporta una denuncia che descriveva il furto di materiali di proprietà dell’ESA, non coperti da assicurazione. Leggendo oltre, si descrivono le circostanze secondo cui

ignoti perpetravano all’interno della palazzina sita in loc.PORTELLA DELLA CROCE, agro del Comune di Prizzi, di proprietà dell’ESA attraverso una porta metallica priva di serratura, asportando il materiale sopra descritto [alcuni scaffali, n.d.r.] e su cui erano disposti alcuni faldoni della società ente ESA.

Circa un anno dopo la denuncia di furto, il 21 Maggio 1996 l’ESA dispose il recupero dei vari documenti rimasti, inerenti la Riforma Agraria e la costruzione dei Borghi Rurali. Due funzionari dell’Ente, il dott. Leone Salvatore e la Sig.ra Fusco Giovanna e l’ex custode, per incarico ricevuto dal Capo Servizio R.A. Dott. Mastrilli, “si sono recati nel Borgo “Portella della Croce” agro di Prizzi” per prelevare i faldoni che “giacciono in sofferenza”. La relazione stessa fa un ritratto impietoso delle condizioni in cui furono conservati gli atti

l’accesso ai locali del piano terra è stato difficile perchè la porta d’ingresso era ostruita da materiale cartaceo, carpettoni semi aperti, sparsi dappertutto, tanto da coprire interamente il pavimento. Il tutto era ricoperto totalmente da escrementi di volatili e animali diversi, giacchè le finestre divelte e i vetri rotti, hanno permesso un ritrovo ideale per la loro dimora. Meno drammatico si presentava lo scenario del piano superiore, perchè la maggior parte delle pratiche era sistemata nelle scaffalature metalliche. Da un sommario esame di distingueva una copiosa documentazione inerente ai vari Servizi dell’Ente, specialemente: Servizio Riforma Agraria – Servizio Bonifica- Servizio Espropriazioni- Ricerche Idriche-, nonchè documenti vari riguardanti il Servizio Personale […]. Per quanto sopra esposto, a parere dei sottoscritti, si ritiene opportuno provvedere con la massima urgenza, al trasloco dell’archivio in altro luogo più idoneo, sia perchè urge procedere com’è noto alla consegna definitiva dei locali del Borgo al Comune di Prizzi, in aderenza alle leggi vigenti, sia perchè esso rappresenta la memoria storica e culturale dell’Ente. Infine gli scriventi, per una doverosa sensibilitò derivante anche dal fatto di prestare la loro opera presso questo Ente di Sviluppo Agricolo, da diversi decenni, ritengono di dover sottolineare l’effettivo stato di abbandono in cui giacciono le pratiche, che dovrebbero avere ben altra collocazione sia per il decoro dell’Ente, sia perchè rappresentano la preziosa documentazione degli interventi, operati dal legislatore nel tempo, per lo sviluppo sociale della Sicilia

Tuttavia, l’attenzione e i propositi avanzati dai funzionari ESA non portò a sostanziali interventi. A distanza di anni e grazie all’intervento della Sovrintendenza Archivistica, dell’Arch. Marilena La China, coautrice con l’Arch. Giuseppe Gangemi del testo “Borghi di Sicilia. Sviluppi possibili“, si iniziò un accurato recupero. Come detto, tutto rimase invariato dalla prima analisi dell’ESA tanto che inun accurato resoconto:

i faldoni ritrovati non costituivano affatto un vero archivio quanto, piuttosto un insieme disordinato di carte impolverate distribuite negli scaffali che erano rimasti in loco dopo i furti all’interno degli edifici del borgo, o costituenti il pavimento cartaceo di due stanze, in cui i documenti raggiungevano un’altezza di circa cinquanta centimetri; il tutto fortunosamente protetto dal macero a cui sembrano votati secondo norma tutte le pratiche amministrative risalenti a più di 30 anni fa. Macero che alcuni enti in realtà non effettuano affatto votando le carte al deperimento naturale in depositi abbandonati

In un articolo del 28 Maggio 2003 del Giornale di Sicilia, l’allora Commissario Staordinario dell’ESA Cosimo Gioia raccontava come l’archivio storico avesse un grande valore, riconosciuto anche da studiosi stranieri – il riferimento è alla ricerca condotta da Joshua Samuels della Stanford University – che avrebbe permesso di delineare “l’attività di bonifica  delle auree rurali siciliane, la progettazione e la costruzione di case coloniche e borghi rurali”. Nonostante il primo naturale ma fatuo slancio iniziale che ha permesso il primo riordino, sono passate circa quindici anni e una parte delle carte e dei faldoni del fondosi trovano ancora in quelle condizioni di cui ha parlato l’Arch. La China.
Infine, nel 2012 Alessandro Squatrito, studente dello IUAV di Venezia, ha proposto nella sua tesi di Laurea in Design uno studio su quattro borghi sicilianiBorgo Schirò, Borzellino, Riena, e appunto Portella della Croce – tesi alla loro rivalutazione.

Guida all’ascolto

Scape 143 – Tre Fasce


La registrazione è l’intersecarsi di tre patterns paesaggistici dell’abbandono: in figura, il suono degli uccelli – anch’essi su tre piani dislocati sulla distanza – e il battere casuale dei cancelli e delle finestre del borgo che, col tempo, si sono indeboliti nelle loro strutture. Da sfondo il vento, geofonia che emerge sia come trigger delle figure legnose, che cedono quindi all’abbandono in maniera assoluta, devozionale, sia come brontolio, “hum” vuoto di ogni presenza umana.


Scape 144 – Liste della Margana


Il Borgo si trova in una posizione molto particolare: da un lato un costone di roccia che lo protegge, dall’altro invece si affaccia su un vallone aperto che si rivolge verso Rocca Busambra. In questo particolare ambiente, il suono si propaga per lunghe distanza e i campanacci delle bestie, grazie all’azione del vento, si trasformano in strumenti musicali unici.


Scape 145 – Comunicazioni

Nessuna interferenza e nessun ostacolo alle comunicazioni biofoniche permette di avere un paesaggio sonoro chiaro e ad “alta fedeltà”. Il passaggio di una macchina non altera o modifica le caratteristiche acustiche del centro rurale.