Borgo Lupo

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Foto: Archivio Luce

Borgo Pietro Lupo è l’ultimo dei primi otto borghi ad essere stato costruito nel 1940. Intitolato ad un martire della guerra in Africa, nato a Catania, era stato già insignito di una medaglia d’argento. Come si evince dalle direttive dell’ECLS, ogni borgo doveva avere delle peculiarità che rispecchiavano il luogo e la volontà dell’architetto, in questo caso era il catanese Filippo Marino che curò anche la costruzione dell’acquedotto di Borgo Rizza. Situato in contrada “Mongialino“, l’accesso al borgo è caratterizzato, come spesso accadeva, da un abbeveratoio che si trova all’incrocio con la strada poderale (oggi SP 179). Lo stradone d’entrata porta, dunque, verso la prima delle due piazze in cui si affacciano la chiesa, la scuola e le altre strutture oggi adibite ad abitazioni o a depositi d’attrezzi. Il Marino, nel momento della progettazione, si rifece, probabilmente, ai modelli dell’Ente Vittorio Emanuele III per il Bonificamento della Sicilia: ciò è possibile dedurlo dalla superficie particolarmente estesa del borgo. Come detto, furono realizzate due piazze, e potenzialmente anche una terza (la stessa disposizione urbanistica caratterizzerà anche Borgo Caracciolo (ME) ormai del tutto scomparso) come a voler attribuire ad esse una propria funzionalità: burocratica, artigianale, commerciale. Data l’estensione e la varietà di strutture, si potrebbe credere che Borgo Lupo appartenga ai borghi di tipo A ma l’assenza degli uffici dell’ECLS evidenzia un altro fattore: il centro rurale non fu, in prima istanza, commissionato dall’Ente di Colonizzazione ma dal Consorzio di Bonifica di Caltagirone. Solo quando vennero attuati i lavori detti di “completamento” entrò in gioco l’ECLS e siamo già nel 1941. Oltre a tali questioni, la fondazione del Borgo vide varie vicissitudine riguardo la posizione: all’inizio si pensò alla contrada Salto che, però non fu ritenuta adatta per gli scopi propagandistici del borgo e si scelse l’attuale posizione di contrada Mongialino. Nel corso degli anni vari sono stati gli interventi di ampliamento, manutenzione e consolidamento delle strutture. Oltre agli aspetti storici ed architettonici, Borgo Lupo ha una sua storia di abbandoni, assegnazioni ed occupazioni non ancora risolta. Cosi, dal 1968 circa ad oggi, i contenziosi tra il comune di Mineo, la Provincia di Catania, l’ESA e gli occupanti non hanno trovato una conclusione. Evidentemente, nessuno ha interesse verso una struttura che presenta solo costi di manutenzione e che non può essere sfruttata in modo completo.

Foto: Archivio Luce

Ad un livello di memoria acustica, Borgo Lupo è una particolarità. Capita spesso, a chi vada a visitare il borgo, di incontrare gente che in maniera entusiasta racconta la loro esperienza comunitaria o il luogo, arricchendo il racconto di gestualità e, per i più attenti, di musicalità, attraverso le particolarità linguistiche ronzanti del dialetto catanese.
Gli uccelli sono veramente presenti e isolano dal fuori borgo. Ogni tanto passa qualche mezzo agricolo, trattori o trebbiatrici. E’ molto difficile ascoltare il passaggio delle macchine e questa differenza di mezzi di guida è notevole e interessante ed è naturalmente dovuta dalla distanza considerevole dai centro abitati.
Le case non sono completamente abbandonate e questo si può vedere anche dagli animali in gabbia e dai cani che li sorvegliano. Un’interessante particolarità è il rapporto che esiste tra il vento e gli oggetti dentro le case. Infatti per quanto abitate, le strutture delle costruzioni stanno cedendo col tempo e consentono al vento di entrare dentro e suonare alla lettere i mezzi di lavoro e le strutture stesse (un fenomeno simile che abbiamo incontrato a Borgo Guttadauro).
Per gli esperimenti legati al campo dell’orchestra ecologica, va seriamente considerata la presenza di abitanti.