Borgo Littorio

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Ogni borgo, ogni luogo che fin qui abbiamo visitato ha – citando Gernot Bohme – una propria atmosfera. A volte ci accoglie, altre volte appare distaccata, altre volte ancora, invece, ci fa sentire a disagio come se fossimo intrusi che hanno rotto un equilibrio perfetto, statico ma al tempo stesso dinamico. Questa è la sensazione che si percepisce arrivando a Borgo Littorio.
I villaggi operai erano pensati, in primo luogo, come sede per le attività lavorative di coloro che erano coinvolti in lavori “di bonifica e di trasformazione fondiaria, ma anche per le grandi sistamazioni idrauliche, per la costruzione di gruppi di strade ordinarie e ferrovie che attraversino regioni spopolate e malsane”, riprendendo in questo modo le tesi di Oreste Bordiga che si occupò del problema della colonizzazione interna.
Grazie alle ricerche condotte dall’Arch. Marilena La China presso il provveditorato alle OO.PP. di Palermo, è possibile delineare le datazioni dei progetti, delle fondazioni dei villaggi: cosi sorsero Sferro, Filaga, Littorio e Regalmici. Mentre, previsti per il 1927/28 erano i borghi: Geraci (EN-CL), La Gabella (CT) e Mussolinia. Successiva è la Bardara di Lentini realizzata grazie alla volontà di Pietro Lanza di Trabia, che diede un forte impulso, tra le altre cose, alla nascita del Consorzio di Bonifica del Lago di Lentini, i cui progetti di bonifica risalgono addirittura al 1879.
Un primo interesse per la zona in cui sorge Borgo Littorio risale al 4 Dicembre 1924 quando l’Ing. Saro Trefiletti, per conto della società “Imprese Costruzioni Stradali in Sicilia (I.C.S.I.S)”, redasse un progetto per la costruzione di una strada, divisa in due tronchi, compresa tra un primo spezzone che da Prizzi terminava “alla progressiva 13414,50, ed il secondo è compreso fra detta progressiva e il termine dell’innesto con la Provinciale Campofelice – Mezzoiuso”. Poco meno di un anno dopo, il 6 Settembre 1925 il Cavalier Leonardo Cipolla Signorino, indirizzando una lettera al Provveditore alle Opere Pubbliche, suggeriva come sarebbe potuto essere di immenso aiuto

l’accostare la nuova rotabile ad una vasta, fertile, ma abbandonata contrada, lontana dai centri abitati, in cui si susseguono con una inesorabilità caratteristica dal punto di vista economico-sociale i grandi e classici latifondi: Guddemi (Ett. 700), Giardinello (Ett. 460), Marosa (Ett. 1100), Marosella (Ett. 500) e poi Ramusa (Ett. 700), Pirrello (Ett. 1000)………, i quali costituiscono oggi, per l’assoluto mancanza di arterie stradali, la più povera e desolata plaga dei territori di Corleone e Godrano, da cui troppo distano

La realizzazione di un tracciato stradale più prossimo alle antiche mulattiere avrebbe favorito i lavoratori che “frequentano i suddetti latifondi” attivandone lo sfruttamento. Inoltre, la fondazione del villaggio agricolo sull’altopiano della Maiorca, “il miglior sito per giacitura, salubrità di clima, ricchezza di acque sorgive”, avrebbe portato un sicuro e rapido incremento della popolazione rurale grazie alla lottizzazione e concessione in entiteusi del latifondo Giardinello che, fino ad allora, era stato concesso dall’Amministrazione Forestale in “affitto, per periodi sessennali, a speculatori privati”. Il progetto avanzato da Cipolla Signorino avrebbe fatto risparmiare al Provveditorato una quota considerevole sui lavori di costruzione grazie alle alternative del tracciato individuate dallo stesso latifondista e grazie alla propria disponibilità di cedere allo Stato in modo gratuito “tutto il suolo occorrente per la sede stradale”, con “semplice voto, se la borgata sorgerà, che sia battezzata col fatidico nome

B O R G O   L I T T O R I O”

Dopo un’integrazione del progetto di Trefiletti del 21 Gennaio 1926 e dopo un ulteriore sollecito dello stesso Cipolla Signorino del 6 Febbraio 1926, il 10 Febbraio il Provveditorato alle Opere Pubbliche con voto n.102 inserisce nei propri piani il progetto della realizzazione della strada con variante (oggi SP82) e del villaggio Agricolo. Lungo il percorso furono previste anche due Case Cantoniere doppie alla progressiva 8.630 e alla progressiva 15.853 che avrebbero ospitato “4 cantonieri da destinarsi alla manutenzione di cantoni di circa km. 4,00”. Un decennio dopo, la presenza di agglomerati per cantonieri lungo le strade in costruzione avrebbe rappresentato un momento di passaggio tra ciò che furono i villaggi operai e i futuri borghi della colonizzazione.
Il 28 Dicembre 1926 per un importo di 835.000Lire viene approvato con voto 358-359 il progetto dei lavori di costruzione del “Villaggio Agricolo lungo la strada da Prizzi a Campofelice di Fitalia”, redatto dall’Ufficio del Genio Civile di Palermo ed appartenente al I° Lotto Concessioni Stradali Siciliane. L’atto di sottomissione tra Provveditorato e Impresa fu firmato il 7 Gennaio 1927 dall’Amministratore Delegato l’Ing. Mario Beer e imponeva alla stessa di “eseguire le opere ai patti, prezzi e condizioni contenute capitolato speciale e di corrispondere allo Stato per l’uso dei padiglioni come ricovero operai la somma a corpo di L.25.000”. Venne richiesto al Provveditorato OOPP della Sicilia il permesso per l’inizio dei lavori che, con la variante di progetto del 22 Gennaio 1927, portò a progettare “la costruzione del villaggio agricolo “Borgo Littorio” in località Piano della Maiorca (progetto del Genio civile 28 Dicembre 1926), per un importo complessivo di 5.000.000Lire. L’edificazione dei padiglioni del complesso operaio fu affidata all’Impresa I.C.S.I.S (Impresa Costruzione Stradali in Sicilia) a cui fu commissionata in seguito la costruzione di Borgo Regalmici.
L’inaugurazione di Borgo Littorio risale all’Aprile del 1927, dunque, un periodo antecedente e propedeutico al progetto di colonizzazione del latifondo degli anni ’40. “In nuce“, erano già chiare le intenzioni di spostare alle campagne la vita agricola. Così, il 19 Novembre 1925 Giovanni Giuriati, allora Ministro dei Lavori Pubblici, nella prefazione al testo sui Villaggi Operai, scriveva che “per vivificare l’opera pubblica ed assicurarne il successo economico, occorre migliorare la distribuzione demografica della regione e servire la tendenza, per lo più istintiva dell’agricoltore, di portarsi a vivere presso il suo campo”. Il Ministro, infine, continuava affermando che una volta che il lavoro degli operai si fosse concluso sarebbe potuto avvenire un “ponte di passaggio”, creando una “duplice utilità sociale” a questo tipo di agglomerati rurali.

borgo littorio sat

Gli otto fabbricati, una volta conclusi i lavori di miglioramento fondiario, avrebbero ospitato dieci famiglie di coltivatori e accolto i servizi pubblici quali la Delegazione Municipale, l’Ambulatorio, la Scuola, gli alloggi per i Carabinieri di passaggio e la Chiesa. Gli otto padiglioni di Borgo Littorio riprendevano la circolare del Ministero del 19 Novembre 1925 e più precisamente sarebbero stati quattro del Tipo B, due del Tipo D e due del Tipo E “con lievi varianti di struttura […] imposte dalle speciali condizioni di approviggionamento dei materiali che offre la località”.
La disposizione urbanistica proposta dal Ministero LLPP e descritta nel testo da Dagoberto Ortensi rispecchiava quella dei villaggi tipo coevi: una piazza centrale quadrangolare, abbellita da una fontana, dove si affacciavano le attività amministrative. Da qui, le abitazioni si distribuivano sulle arterie principali. I fabbricati, di cui oggi rimane ben poco, erano a singola elevazione con i tetti a spiovente e una porta d’ingresso all’estremità. La spesa prevista per la riconversione delle baracche in abitazioni di coltivatori ammontava a 970.000Lire. Infatti, secondo le intenzioni del Ministero, le strutture sarebbero potute essere ampliate con un secondo piano alla fine dei lavori stradali, in modo da ospitare due alloggi familiari, ognuno dei quali con cucina, camera da letto, servizi e magazzino. Nonostante ciò, come fa notare Lilianne Dufour, la disposizione regolare e simmetrica degli edifici rendeva il luogo particolarmente asettico e più simile ad un campo di lavoro che ad un “abitato moderno”.
La vita del Borgo non sembra essere durata a lungo se, a quanto si legge da alcuni documenti, già qualche anno dopo la sua fondazione alcune famiglie coloniche richiedevano l’assegnazione dei padiglioni abbandonati e pericolanti. Inoltre, dal 1932 l’ente incaricato della gestione dei villaggi operai – il Commissariato alle Migrazioni e Colonizzazioni – sembrò essersi sottratto a qualsiasi forma di recupero sostenendo che “ogni tentativo diretto alla […] valorizzazione” si dimostrava inutile. Questo, per il progettista Giuriati e per l’intero Ministero, deve essere stato un grave smacco data l’attenzione rivolta alla scelta delle località che avrebbero dovuto possedere “i requisiti elementari per un minimo allettamento, come la vicinanza di stazioni ferroviarie, di nodi stradali, di case cantoniere […] e in punti nei quali riesca agevole la provvista dell’acqua potabile”.

Oggi di Borgo Littorio rimangono solo due strutture originarie mentre le altre sono state demolite per riutilizzarne i materiali per la costruzione di muri a secco e di altri interventi riparatori. Il fallimento dell’operazione, che in un primo momento rispecchiava le necessità impellenti della bonifica, fu causato da  una mancata riflessione sull’assegnazione delle abitazione e dei terreni agricoli. Si favorì, dunque, l’hic et nunc tralasciando i possibili successivi impieghi.

Da un punto di vista del suono, la presenza del bosco della Ficuzza che assorbe gli eventi alle spalle del borgo, la posizione in dominanza sulle vallate tra Prizzi e Campofelice di Fitalia e la conseguente apertura (incredibile anche in termini di paesaggio visivo) che permette l’ascolto non limitato da ostacoli di diverse sorgenti anche a distanze notevoli, rende il posto caratteristico per il ruolo che ogni oggetto sonoro ha nel suo sviluppo acustico. Infatti, oltre che per la definizione di ogni singolo inviluppo, è possibile dal silenzio al silenzio sentire tutta la morfogenesi del suono, essendo questo elemento essenziale per un ascolto di tipo biologico. Eventi come il canto degli uccelli, particolarissimo e interessantissimo, possono diventare solisti di una grande orchestra, assieme al vento, alle macchine sullo sfondo e al suono delle fronde, stavolta a distanza (a differenza di moltissimi altri borghi dove questo elemento era presentissimo nell’immediata vicinanza). Ognuno di questi eventi essere percepito per suono originario e suono riflesso ed essere arricchito dalla profondità e dalla distanza dalla sorgente.