Borgo Littorio

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Ogni borgo, ogni luogo che fin qui abbiamo visitato ha – citando Gernot Bohme – una propria atmosfera. A volte ci accoglie, altre volte appare distaccata, altre volte ancora, invece, ci fa sentire a disagio come se fossimo intrusi che hanno rotto un equilibrio perfetto, statico ma al tempo stesso dinamico. Questa è la sensazione che si percepisce arrivando a Borgo Littorio.
I villaggi operai erano pensati, in primo luogo, come sede per le attività lavorative di coloro che erano coinvolti in lavori “di bonifica e di trasforamzione fondiaria, ma anche per le grandi sistamazioni idrauliche, per la costruzione di gruppi di strade ordinarie e ferrovie che attraversino regioni spopolate e malsane”, riprendendo in questo modo le tesi di Oreste Bordiga che si occupò del problema della colonizzazione interna.
Grazie alle ricerche condotte dall’Arch. La China presso il provveditorato alle OO.PP. di Palermo, è possibile delineare le datazioni dei progetti, delle fondazioni dei villaggi: cosi sorsero Sferro, Filaga, Littorio e Regalmici. Mentre, previsti per il 1927/28 erano i borghi: Geraci (EN-CL), La Gabella (CT) e Mussolinia. Successivo, la Dufour data il completamento al 1933, è la Bardara di Lentini realizzata grazie alla volontà di Pietro Lanza di Trabia, che diede un forte impulso, tra le altre cose, alla nascita del Consorzio di Bonifica del Lago di Lentini, i cui progetti di bonifica risalgono addirittura al 1879.
Il “progetto dei lavori di costruzione della strada da Prizzi a Campofelice di Fitalia” risalgono al 10 Febbraio 1926 quando venne richiesto al Provveditorato O.O.P.P della Sicilia il permesso per l’inizio dei lavori che, con la variante di progetto del 22 Gennaio 1927, portò a progettare “la costruzione del villaggio agricolo “Borgo Littorio” in località Piano della Maiorca (progetto del Genio civile 28 Dicembre 1926), per un importo complessivo di 5.000.000Lire. L’edificazione dei padiglioni del complesso operaio fu affidata all’Impresa I.C.S.I.S (Impresa Costruzione Stradali in Sicilia) a cui fu commissionata in seguito la costruzione di Borgo Regalmici.
L’inaugurazione di Borgo Littorio risale all’Aprile del 1927, dunque, un periodo antecedente e propedeutico al progetto di colonizzazione del latifondo degli anni ’40. “In nuce“, erano già chiare le intenzioni di spostare alle campagne la vita agricola. Così, il 19 Novembre 1925 Giovanni Giuriati, allora Ministro dei Lavori Pubblici, nella prefazione al testo sui Villaggi Operai, scriveva che “per vivificare l’opera pubblica ed assicurarne il successo economico, occorre migliorare la distribuzione demografica della regione e servire la tendenza, per lo più istintiva dell’agricoltore, di portarsi a vivere presso il suo campo”. Il Ministro, infine, continuava affermando che una volta che il lavoro degli operai si fosse concluso sarebbe potuto avvenire un “ponte di passaggio”, creando una “duplice utilità sociale” a questo tipo di agglomerati rurali, primo vero esperimento di colonizzazione.
Gli otto fabbricati, una volta conclusi i lavori di miglioramento fondiario, avrebbero ospitato servizi pubblici e negozi quali la Delegazione Municipale, l’Ambulatorio, la Scuola, gli alloggi per i Carabinieri di passaggio e la Chiesa. La vita del Borgo, però, non sembra essere durata a lungo se, a quanto si legge da alcuni documenti, già qualche anno dopo la sua fondazione alcune famiglie coloniche richiedevano l’assegnazione dei padiglioni abbandonati e pericolanti. Inoltre, dal 1932 l’ente incaricato della gestione dei villaggi operai – il Commissariato alle Migrazioni e Colonizzazioni – sembra essersi sottratto a qualsiasi forma di recupero sostenendo che “ogni tentativo diretto alla […] valorizzazione” si dimostrava inutile. Questo, per il progettista Giuriati e per l’intero Ministero, deve essere stato un grave smacco data l’attenzione rivolta alla scelta delle località che avrebbero dovuto possedere “i requisiti elementari per un minimo allettamento, come la vicinanza di stazioni ferroviarie, di nodi stradali, di case cantoniere […] e in punti nei quali riesca agevole la provvista dell’acqua potabile”.

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La disposizione urbanistica proposta dal Ministero O.O.P.P. e descritta nel testo dell’Ortensi [QUI] rispecchia quella dei villaggi tipo coevi: una piazza centrale quadrangolare, abbellita da una fontana, dove si affacciavano le attività amministrative. Da qui, le abitazioni si distribuivano nelle arterie principali. I fabbricati, di cui oggi rimane ben poco, erano a singola elevazione con i tetti a spiovente e una porta d’ingresso all’estremità. La spesa prevista per gli alloggi degli operai raggiungeva un importo di 810.000Lire mentre si arrivava ad una spesa di 970.000Lire per la riconversione delle baracche in abitazioni di coltivatori. Infatti, secondo le intenzioni del Ministero, le strutture sarebbero potute essere ampliate  con un secondo piano, così da ospitare due alloggi familiari, ognuno dei quali con cucina, camera da letto, servizi e magazzino. Nonostante ciò, come fa notare Lilianne Dufour, la disposizione regolare e simmetrica degli edifici rendeva il luogo particolarmente asettico e più simile ad un campo di lavoro che ad un “abitato moderno”.
Oggi di Borgo Littorio rimangono solo due strutture originarie mentre le altre sono state demolite per riutilizzarne i materiali per la costruzione di muri a secco e di altri interventi riparatori. 
Il fallimento dell’operazione, che in un primo momento rispecchiava le necessità impellenti della bonifica, fu causato da  una mancata riflessione sull’assegnazione delle abitazione e dei terreni agricoli. Si favorì, dunque, l’hic et nunc tralasciando i possibili successivi impieghi.

Da un punto di vista del suono, la presenza del bosco della Ficuzza che assorbe gli eventi alle spalle del borgo, la posizione in dominanza sulle vallate tra Prizzi e Campofelice di Fitalia e la conseguente apertura (incredibile anche in termini di paesaggio visivo) che permette l’ascolto non limitato da ostacoli di diverse sorgenti anche a distanze notevoli, rende il posto caratteristico per il ruolo che ogni oggetto sonoro ha nel suo sviluppo acustico. Infatti, oltre che per la definizione di ogni singolo inviluppo, è possibile dal silenzio al silenzio sentire tutta la morfogenesi del suono, essendo questo elemento essenziale per un ascolto di tipo biologico. Eventi come il canto degli uccelli, particolarissimo e interessantissimo, possono diventare solisti di una grande orchestra, assieme al vento, alle macchine sullo sfondo e al suono delle fronde, stavolta a distanza (a differenza di moltissimi altri borghi dove questo elemento era presentissimo nell’immediata vicinanza). Ognuno di questi eventi essere percepito per suono originario e suono riflesso ed essere arricchito dalla profondità e dalla distanza dalla sorgente.