Bardara di Lentini

bardaraPAG

La Bardara di Lentini rientrava tra le opere di bonifica del Lago di Lentini, denominato anche Biviere. Lo specchio d’acqua si formò artificialmente in seguito allo sbarramento di un tronco del Torrente Trigona, ottenuto con la costruzione di una diga muraria costruita nel XII Secolo, all’epoca della dominazione normanna. Secondo alcune fonti storiche, durante il periodo della presenza romana  nella zona (210 a.C. – 429 a.C.), la conca occupata dal lago era costituita da terreni intensamente cotivati. Col tempo, però, a causa dell’abbandono delle terre e a causa del disordine nel regimmentare i corsi d’acqua della regione, la conca si trasformò in “un’estesa e mortifera palude”. La superficie del lago – al momento della relazione del 1928 – era di circa 534kmq con un perimetro di 118km. I ristagni d’acqua nelle zone circostanti l’area del lago favorivano lo sviluppo della zanzara anofele portatrice della malaria, causando manifestazioni di “intensa malsania malarica” in un comprensorio che comprendeva i comuni di Lentini, Carlentini, Francofonte, Scordia e Militello. La bonifica del lago e dei due pantani, sotto l’unica denominazione di bonifica del lago di Lentini, venne inserita in prima categoria al n.19o dell’elenco ammesso al T.U. del 22 Marzo 1900 n.195 e riportata nell’elenco del successivo T.U. del 30 Dicembre 1923 n.3256.
Tale bonifica ha costituito nel tempo un annoso problema a causa del conflitto di interessi cui ha dato luogo la scelta della soluzione da adottare. Fin dal 1901, l’Ufficio del Genio Civile di Siracusa, seguendo le tracce indicate dalla Commisione Ministeriale nominata per l’esecuzione della Legge 18 Giugno 1899 n.236, compilò, il 20 Agosto seguente, un progetto esecutivo dell’importo di 1.640.000Lire per la bonifica del lago, sul quale espresse parere favorevole il Consiglio Superiore dei LL.PP. con voto del 15 Dicembre 1901 n.687. Le previsioni del progetto prevedevano l’abbassamento, necessaria al perfetto prosciugamento e bonificamento del fondo del lago, della diga dal Fiume San Leonardo, emissario naturale del lago stesso; la deviazione del Torrente Trigona e recapito diretto sul San Leonardo, evitando che le acque invadessero nuovamente il bacino del lago; arginazioni e sistemazioni dei fiumi principali così da smaltire le acque e sistemazione delle rete stradale. Nel 1916, il progetto fu aggiornato nelle previsioni economiche ma bloccato a causa di “vivissime opposizioni mosse al prosciugamento del lago da taluni interessati”.
Ad occuparsi, invece, dei lavori per la bonifica dei due pantani fu la Società Italiana di bonifiche ed irrigazioni (S.I.B.I.) di Catania, concessionaria per D.M. n.8178 del 28 Novembre 1922 della bonifica del Pantano Grande, in base al progetto del 10 Novembre 1921 e 29 Luglio 1922 dell’Ing. Angelo Omodeo. L’area di bonifica interessava le province di Catania e Siracusa ed era delimitata dalla “strada di prima classe Catania – Lentini, dal fiume San Leonardo e dalla spiaggia del mare”. La superficie coperta dal comprensorio era di 3664ha. dei quali 1214ha. ricadevano in territorio catanese, 2432ha in quello siracusano. La spesa per il miglioramento fondiario era  prevista in 5.693.919,53Lire suddivisa a carico dello Stato in 4.279.439,64Lire (75%), in 711.739,94 (12,50%) la quota a carico della province ed in 711.739,94 la quota a carico dei proprietari coinvolti.
Nel 1923 vennero presentate dallo stesso Ing. Omodeo, dalla Società Condotte d’acqua di Roma e dal Senatore Beneventano tre domande per ottenere la concessione delle opere di bonifica del lago sulla base di tre diversi progetti. Il primo riportava la data del 5 Settembre per una spesa di 18.000.000Lire e mirava a trasformare l’invaso in serbatoio delle acque invernali, mediante sopraelevazione della diga in muratura. Il secondo progetto, invece, prevedeva la costruzione di una diga trasversale al lago, attraverso cui la zona nord-est del bacino a monte della diga stessa sarebbe stata destinata a bacino di invaso delle acque invernali, con capacità utile pressochè uguale a quella originaria. L’operazione si basava sul progetto del 10 Settembre 1923 per una spesa di 28.800.000Lire. Infine, il Senatore Beneventano preventivando una spesa di 10.400.0000Lire avanzò, il 16 Gennaio 1924 a corredo della sua domanda del 18 Novembre precedente, l’ipotesi di prosciugare il lago totalmente attraverso lo scolo naturale mediante l’abbassamento della diga muraria esistente e l’apertura di un canale che avrebbe smaltito l’acqua sul Fiume San Leonardo. Nessuno, però, dei precedenti progetti venne accolto poichè non avrebbe apportato un miglioramento sostanziale rispetto alle ipotesi bonificatrici studiate nel 1901.
In base al R.D. del 28 Settembre 1926 n.4674 si costituì il Consorzio dei proprietari interessati alla bonifica del lago, il quale, con domanda del 9 Luglio 1927 chiese la concessione di un primo lotto di lavori sulla base delle previsioni tecniche del progetto del Genio Civile di Siracusa del 1901, aggiornato negli aspetti economici ed integrato con alcune opere ritenute necessarie tra cui la costruzione del villaggio operaio, trasformabile in alloggi per agricoltori secondo quanto stabilito dal D.M. 19 Novembre 1925 n.10330. L’importo totale del progetto era previsto in 40.286.759,70Lire e riparito per 28.263.726,18Lire per la sistemazione idraulica, 12.023.033,52Lire per le altre opere. Successivamente adeguata con l’adunanza n.644 del 10 Giugno 1928 del CTA del Provveditorato OO.PP, la spesa per i lavori di sistemazione idraulica e bonifica fu fissata a 17.495.751,10Lire, di cui 1.698.500Lire per la costruzione del villaggio agricolo e relativo acquedotto.
Il 27 Settembre 1930, il Comitato Tecnico del Provveditorato con voto 1110 discusse del secondo lotto di opere relative alla bonifica del Pantano di Lentini, presentate dalla S.I.B.I. con domanda di concessione del 13 Gennaio sui progetti dell’Ing. Princivalle del 31 Ottobre 1928 e dell’Ing. Sartori dell’Agosto 1929. Nella relazione venivano descritte le opere da attuare nell’area siracusana ai sensi della nuova legislazione basata su quella che fu definita “Legge Mussolini” del 24 Dicembre 1928 n.3134. Così, nelle opere del secondo lotto veniva proposto di edificare

sei centri di baraccamenti trasformabili in seguito in aziende agricole, composte ciascuna di una casa colonica completa, di un camerone di m.4×8 fontana ed abbeveratoio. Trattasi di costruzioni isolate e non di un vero e proprio villaggio agricolo nei sensi voluti dalla circolare del 1925 di S.E. il Ministro Giuriati

Secondo il Comitato, il sussidio statale del 75% sulla spesa era da escludersi a meno che la Società non avrebbe richiesto di usufruire delle agevolazioni indicate all’Art.5 della Legge sulla Bonifica Integrale n.3134 che prevedeva un contributo massimo del 30% sulle opere strettamente inerenti ai fini della bonifica.
Poco meno di un anno dopo l’ultimo voto riguardante la zona lentinese: il CTA si espresse con adunanza n.1271 del 2 Giugno 1931 sulla concessione delle opere di variante del primo lotto. Nella relazione, in particolare, veniva riportato l’inizio dei lavori al 18 Marzo 1930 che si sarebbero dovuti concludere entro il il 18 Settembre 1932, secondo quanto previsto dal Decreto di concessione. I lavori del primo lotto comprendevano sostanzialmente la nuova inalveazione del Trigona, un tratto di arginamento del San Leonardo, la costruzione di una strada che potesse unire la zona bonifica alla Stazione di Lentini e, infine, la “costruzione di un villaggio agricolo costituito da 8 padiglioni”, contro i dodici pianificati. È possibile, dunque, individuare l’inizio dei lavori della Bardara al 1930, circa tre anni più tardi rispetto ai villaggi operai di Giuriati a cui, come detto, non si doveva fare più riferimento in quanto apostrofati già allora come “infelicissimi”.
Il consorzio richiese il 22 Febbraio 1932 concessione per le opere del secondo lotto per una spesa di 5.539.342,45Lire a firma dell’Ing. Gian Giacomo Borghese. Tra i lavori previsti, vi rientravano quelli “complementari nel villaggio agricolo, per distribuzione d’acqua, fognatura, recinzioni e piantagioni”, per la strada di collegamento con la Stazione Valsavoia – oggi Lentini Diramazione – e per la strada per la provinciale Lentini – Scordia al villaggio stesso. Le richieste avanzate, però, non furono accolte dal CTA che con il voto n.1617 del 30 Novembre 1932 non concesse i lavori per il completamento della distribuzione idrica al disabitato villaggio Bardara fino a quando non si “sarebbero intrapresi e condotti a termine i lavori per la bonificazione integrale del Lago di Lentini […], che importano la rilevante spesa di oltre 300 mila lire”. In base a tali disposizioni, l’importo si ridusse a 4.623.000Lire, corrispondente ad un ribasso del 16%. Va sottolineato, però, come il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri il 28 Novembre 1932 – due giorni prima del voto del CTA – scrisse a nome del Consorzio la nota n.1203 indirizzata all’Ispettore Lo Cascio del Provveditorato in cui riteneva indispensabili i lavori di allacciamento idrico senza i quali

verrebbe meno lo scopo per il quale esso (il villaggio, n.d.r.) è stato costruito […]. Il Comitato Nazionale per le Migrazioni Interne (non) potrà procedere alla consegna del Villaggio da parte del Consorzio senza che esso sia stato sistemato per la distribuzione idrica e per la fognature. Risulta infatti a questo Consorzio che in casi analoghi, altri Consorzi d’Italia hanno ottenuto una concessione delle opere complementari

L’etimologia del nome Bardara risale al termine “Barda” nonché dall’arabo (al)bardaa, bardaah che indica le varie parti con cui si armavano i cavalli nel passato. Secondo alcune fonti può indicare anche l’armatura di cuoio o di ferro con cui si guarniva il collo e il petto dei cavalli degli “uomini d’arme”, i quali perciò si dicevano bardati. Secondo l’etimologia araba, invece, si tratta del panno imbottito che ancora oggi permette di alleviare il contatto della sella sul dorso del cavallo.
Secondo i programmi, le famiglie ospitate per ciascuna delle otto strutture sarebbero state due e avrebbero potuto usfruire di “stalle per bovini, fienili, magazzino, carraia”. Queste 16 famiglie di agricoltori avrebbero dovuto dare la spinta iniziale per una più diffusa colonizzazione del territorio in cui a breve sarebbero sorti “i servizi pubblici: ambulatorio medico, chiesa, scuola, RR. CC, dopolavoro ecc., attorno ai quali, sparse nella campagna dei diversi fondi, dovranno sorgere le abitazioni rurali la cui costruzione è affidata all’iniziativa dei proprietari”.
L’impianto urbanistico era caratterizzato da una stradina interna e due piazze con altrettanti abbeveratoi. Nonostante gli sforzi e i progetti del Ministero dei LL.PP., la Bardara di Lentini non visse mai nè come villaggio operaio nè come borgo rurale vista la mancata realizzazione dell’approvvigionamento idrico e della rete fognaria.
Solo intorno agli anni settanta, grazie a una comunità di recupero e inserimento dei disabili – la Comunità NUOVA VITA di cui ancora oggi si trova affisso il cartello sulla recinzione – la Bardara ebbe un senso nella vita sociale della zona lentinese. Ben presto, però, la cooperativa fu costretta a lasciare i locali.
Il villaggio non è troppo lontano da Lentini ed è facilmente raggiungibile dalla SP67 in cui ricade da due lati. E’ utilizzato da un esiguo gruppo di pastori, di cui Gianfranco ha fatto da cicerone nella nostra ricerca. L’unica richiesta fattaci era solo “di chiudere le porte di ingresso” alla fine delle riprese.
Nel corso degli anni, si è parlato della riqualificazione delle case del Biviere anche durante una conferenza dibattito, promossa nell’auditorium del primo Istituto comprensivo della città siracusana. La somma per il recupero degli immobili fu fissata in quattro milioni di euro, da attingere dalla programmazione dei fondi strutturali 2007-2013. Il dato che più sconforta è che al momento non si intravede nulla che possa sviluppare iniziative per l’utilizzo degli edifici per scopi sociali, considerati i tempi e le tante necessità, anche questo è un dato che stride con la realtà.

Acusticamente trovandosi in una zona pianeggiante e semi-protetta dagli otto fabbricati, la Bardara si rivela essere piuttosto silenziosa nei suoni distanti, manifestando all’esterno una predominanza di suoni ravvicinati, per lo più generati dagli uccelli che abitano gli alberi e le macchine che di tanto in tanto passano per la strada provinciale. Riguardo gli interni, gli edifici nella quasi loro totalità sono stati trasformati in stalle, per cui a livello di materiale è difficile trovare altro che non siano escrementi. In alcuni casi convive la pietra stessa della costruzione che è possibile suonare e fare interagire con un riverbero comunque mai troppo presente e tuttavia sempre in dialogo con la fauna del luogo. Alcune tubature e oggetti più recenti si prestano molto a giochi acustici se suonati nei luoghi interni.