Bardara di Lentini

bardaraPAG

Nel 1927 il Fascismo ritenne prioritaria l’opera di bonifica dell’area di Lentini, nel siracusano, ospitante un lago artificiale costruito nel XII secolo che rendeva il paesaggio tanto bello quanto difficile da sfruttare per via dell’anofele.
L’idea fu quella di prosciugare totalmente il lago e costruire tre villaggi, quello di Bardara, quello su Poggio Marchese e quello nei pressi della Stazione ferroviaria di Valsavoia, oggi Lentini Diramazione, “ritenuto luogo propizio per i traffici ferroviari, ora completamento disabitato“. L’etimologia del nome risale al termine “Barda” nonché dall’arabo (al)bardaa, bardaah che indica le varie parti con cui si armavano i cavalli nel passato. Secondo alcune fonti può indicare anche l’armatura di cuoio o di ferro con cui si guarniva il collo e il petto dei cavalli degli “uomini d’arme”, i quali perciò si dicevano bardati. Secondo l’etimologia araba, invece, si tratta del panno imbottito che ancora oggi permette di alleviare il contatto della sella sul dorso del cavallo.
bardara-di-lentini---OOPPDei tre villaggi fu costruito solo il primo: la Bardara o Villaggio Biviere è composto da otto fabbricati ai lati di una piazzetta con fontana e abbeveratoi.
Dagli Archivi di Stato, tra i documenti che fanno riferimento alle “Opere del Regime nel primo ventennio dell’era fascista sotto la direzaione del Genio Civile – Siracusa”, è possibile risalire alle spese per la bonifica della Lago e del Pantano che coinvolgono il territorio della Bardara. Per il Lago di Lentini furono investiti 30.000.000Lire, per il Pantano, invece, furono stanziati 6.000.000Lire.
Il villaggio doveva ospitare – analogamente a Borgo Regalmici, Borgo Littorio, Filaga e il vicino Sferro – gli operai della bonifica grazie ai suoi otto padiglioni con otto vani al piano terra con cucine e gabinetti alla turca e sei vani al piano superiore muniti di protezione antimalarica. Secondo i piani, le famiglie ospitate per ciascuna delle otto strutture sarebbero state due con annesse “stalle per bovini, fienili, magazzino, carraia”. Queste 16 famiglie di agricoltori avrebbero dovuto dare la spinta iniziale per una più diffusa colonizzazione del territorio in cui a breve sarebbero sorti “i servizi pubblici: ambulatorio medico, chiesa, scuola, RR. CC, dopolavoro ecc., attorno ai quali, sparse nella campagna dei diversi fondi, dovranno sorgere le abitazioni rurali la cui costruzione è affidata all’iniziativa dei proprietari”.
L’impianto urbanistico era caratterizzato da una stradina interna e due piazze con altrettanti abbeveratoi. Nonostante gli sforzi e i progetti del Ministero dei L.L.P.P. la Bardara di Lentini non visse mai nè come villaggio operaio nè come borgo rurale vista la mancanza dell’approvvigionamento idrico e della rete fognaria. Solo intorno agli anni settanta, grazie a una comunità di recupero e inserimento dei disabili – la Comunità NUOVA VITA di cui ancora oggi si trova affisso il cartello sulla recinzione – la Bardata ebbe un senso nella vita sociale della zona lentinese. Ben presto, però, la cooperativa fu costretta a lasciare i locali. Una scelta forse inopportuna, se si considera che, in atto, all’orizzonte non si profila alcuna ipotesi per un’azione di recupero o di riqualificazione.
copertina oopp 1922Il villaggio non è troppo lontano da Lentini ed è facilmente raggiungibile dalla SP67 in cui ricade da due lati. E’ utilizzato da un esiguo gruppo di pastori, di cui Gianfranco ha fatto da cicerone nella nostra ricerca. L’unica richiesta fattaci era solo ‘di chiudere le porte di ingresso’ alla fine delle riprese.
Nel corso degli anni, si è parlato della riqualificazione delle case del Biviere anche durante una conferenza dibattito, promossa nell’auditorium del primo Istituto comprensivo della città siracusana. La somma per il recupero degli immobili fu fissata in quattro milioni di euro, da attingere dalla programmazione dei fondi strutturali 2007-2013. Il dato che più sconforta è che al momento non si intravede nulla che possa sviluppare iniziative per l’utilizzo degli immobili anche per scopi sociali, considerati i tempi e le tante necessità, anche questo è un dato che stride con la realtà.

Acusticamente trovandosi in una zona pianeggiante e semi-protetta dagli otto fabbricati, la Bardara si rivela essere piuttosto silenziosa nei suoni distanti, manifestando all’esterno una predominanza di suoni ravvicinati, per lo più generati dagli uccelli che abitano gli alberi e le macchine che di tanto in tanto passano per la strada provinciale. Riguardo gli interni, gli edifici nella quasi loro totalità sono stati trasformati in stalle, per cui a livello di materiale è difficile trovare altro che non siano escrementi. In alcuni casi convive la pietra stessa della costruzione che è possibile suonare e fare interagire con un riverbero comunque mai troppo presente e tuttavia sempre in dialogo con la fauna del luogo. Alcune tubature e oggetti più recenti si prestano molto a giochi acustici se suonati nei luoghi interni.